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Palazzetto di Muggiò, niente soldi per chiuderlo

Un capoluogo allo sbandoA Muggiò impossibile sigillare gli accessi. Controlli costanti nei rifugi dei senzatetto(f.bar.) Degrado infrastrutturale. Ma anche miseria sociale e disagio umano che a volte possono sfociare in comportamenti molesti. Como è anche tutto questo. In più punti della città si vivono infatti quotidianamente storie di emarginazione e abbandono. E al tempo stesso, in diverse aree della convalle, là dove un tempo si ergevano edifici e strutture funzionanti, oggi invece si vedono scheletri di cemento. Siamo dunque di fronte a una realtà dai due volti. Da una parte il lago e le bellezze

ammirate dai turisti di tutto il mondo, dall’altro ciò che è forse più visibile di notte e nelle zone periferiche.E purtroppo gli esempi sono molteplici. A partire dal palazzetto dello sport di Muggiò, ormai chiuso. Negli spazi di quello che, negli anni ’70, era un fiore all’occhiello della città, frequentato da sportivi e ragazzi di ogni età, oggi non si aggira più nessuno. È questo un primo caso di degrado – di cui si può leggere dettagliatamente a pagina 3 – sul quale è intervenuto l’assessore allo Sport di Palazzo Cernezzi, Luigi Cavadini. Parole amare le sue, che riassumono un concetto ormai forse troppo abusato: la mancanza pressoché totale di soldi blocca ogni tipo di intervento. Anche quello per sigillare gli accessi a una struttura ormai fatiscente e potenzialmente pericolosa. «Già da tempo stiamo controllando la situazione all’interno e all’esterno dell’edificio. Fino a oggi non abbiamo ricevuto segnalazioni dei residenti su presenze e situazioni a rischio – spiega Cavadini – ma sia tramite la polizia locale che con l’opera dei nostri tecnici teniamo monitorata la situazione». E quanto prima si interverrà per «sigillare gli accessi al palazzetto. La struttura non dovrà essere accessibile in alcun modo e rimarrà chiusa fino all’abbattimento. Ma per ora non ci sono i soldi per sigillarla», spiega l’assessore. L’ufficio tecnico ha fatto lo studio ma non ha ancora stabilito nel dettaglio la somma necessaria per serrare gli ingressi. «Quindi non sappiamo entro quando lo si potrà chiudere», conclude Cavadini.Altro esempio di struttura non proprio in ottime condizioni è la palestra della scuola media “Massina” di Monte Olimpino dove infiltrazioni e muri scrostati sono all’ordine del giorno. E risale solo a pochi giorni fa la denuncia sull’avanzato stato di degrado esistente in un’altra palestra scolastica, in via Brambilla. Nel caso di Monte Olimpino è la dirigente a intervenire. «È vero, abbiamo delle infiltrazioni. Sono problemi certamente legati all’impianto fotovoltaico montato sul tetto – dice la preside dell’istituto comprensivo Como Nord, Leonarda Spagnolo – La ditta che lo ha installato è già intervenuta una prima volta. Ma entro breve, visto il permanere del problema, tornerà per eseguire un ulteriore lavoro di manutenzione».E infine, anche se l’elenco potrebbe essere ancora lungo, da giorni ha smesso di funzionare la fontana di Villa Geno.Dal Comune fanno sapere, al riguardo, che probabilmente già oggi verrà compiuto un sopralluogo per cercare di capire cosa possa essere accaduto.La fontana, infatti, solitamente funziona tutto l’anno e non viene spenta nei mesi invernali.Altro fronte delicato è quello sociale. Da tempo, soprattutto nelle ore notturne, diversi punti della città, dal Broletto ai portici Plinio, si trasformano in un luogo di ritrovo per i senza tetto. Capita spesso di vederli rannicchiati negli angoli più nascosti a dormire. «Di recente non abbiamo però ricevuto segnalazioni da parte dei cittadini per comportamenti molesti. Ovviamente è una realtà di degrado e emarginazione che monitoriamo costantemente – interviene l’assessore alla Sicurezza del Comune di Como, Marcello Iantorno – Spesso le stesse persone cercano riparo, durante il giorno, in locali pubblici riscaldati, come la Biblioteca».Ovviamente, conclude Iantorno, «il nostro compito è vigilare affinché non si creino situazioni potenzialmente pericolose. E negli ultimi mesi non c’è stato bisogno di alcun intervento. Il controllo è però costante e discreto».Tema delicato che viene da tempo affrontato anche dall’assessore ai Servizi sociali, Bruno Magatti. «Sono situazioni conosciute e monitorate. A tal proposito la città sta cercando di dare risposte grazie anche all’aiuto di diverse associazioni – spiega l’assessore Magatti – Un esempio è il dormitorio allestito nel centro Cardinal Ferrari. Ma la domanda supera l’offerta. Ci sono sia persone, la maggioranza, che vivono in condizioni di marginalità subìta e altri, pochi, che hanno fatto una scelta di vita. L’impegno è comunque quello di controllare e aiutare tutti».

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