Cronaca

Palazzo Cernezzi, slitta di una settimana il voto sul presidente

altPolitica e territorio
Ieri pomeriggio riunione interlocutoria dei gruppi di maggioranza sui nomi dei candidati
(da.c.) Slitta di una settimana il voto per la presidenza del consiglio comunale del capoluogo. E si complica non poco il rimpasto di giunta, invocato e quasi preteso dal Partito Democratico, ma tuttora rimasto lettera morta.
Ieri pomeriggio, in sala giunta a Palazzo Cernezzi, la maggioranza ha riunito i suoi consiglieri. Assente il sindaco, la discussione è stata introdotta dal capogruppo del Pd, Stefano Legnani. In scaletta era previsto un dibattito non proprio tranquillo sul nome del sostituto

di Franco Fragolino. Ma gli animi erano evidentemente più tranquilli di quanto si potesse immaginare.
Il risultato è stato quindi una sorta di inattesa melina. Buoni propositi attorno alla necessità di compattare il centrosinistra e di andare in aula con un candidato condiviso. E nessuna spaccatura.
Quantomeno in superficie. Perché in realtà, i problemi restano irrisolti e le soluzioni tutte da trovare. A partire proprio dall’indicazione del futuro presidente dell’assemblea cittadina del capoluogo.
I candidati “ufficiali”, al momento, sono tre. Guido Frigerio e Andrée Cesareo, entrambi Dem, e Vincenzo Sapere, socialista eletto con Paco-Sel. Nel dibattito di ieri pomeriggio, sui tre nessuno si è sbilanciato. Non ci sono stati veti né via libera definitivi.
La posta in gioco è importante per i singoli, certo, ma anche e soprattutto per la coalizione. Tutti si sono detti d’accordo sia sulla necessità di trovare un nome su cui far confluire i 21 voti della maggioranza, sia sulla necessità di evitare convergenze non richieste con le opposizioni. Il punto è che sui primi due nomi – Frigerio e Cesareo – non c’è, probabilmente, l’unanimità dei gruppi di centrosinistra ma nemmeno il consenso delle opposizioni.
Queste ultime, invece, potrebbero votare in modo compatto Vincenzo Sapere e unire i loro consensi a quelli di almeno 6 consiglieri di maggioranza.
Una situazione ingarbugliata, che ieri non è stata dipanata minimamente.
Anzi, se possibile la riunione interlocutoria di Palazzo Cernezzi ha aggiunto qualche elemento di ulteriore frizione interna al centrosinistra.
Il motivo è presto detto. Tra le due componenti numericamente maggiori della maggioranza – il Pd, da un lato e la lista Como Civica, dall’altro lato – è in atto una sorta di guerra di posizione. I Democratici, che hanno chiesto espressamente per il loro capogruppo l’incarico di assessore al Bilancio rimasto vacante dopo le dimissioni, ormai molti mesi fa, di Giulia Pusterla, si sono detti disponibili a “mollare” la poltrona di presidente del consiglio comunale. Poltrona che Como Civica non rivendica affatto, proprio per non concedere agli alleati alcun vantaggio. Le due partite – rimpasto ed elezione del presidente dell’assemblea cittadina – sono inevitabilmente collegate, ma gli obiettivi dei singoli gruppi divergono in maniera profonda.
Di qui lo stallo, certificato ieri da una discussione priva – così hanno raccontato alcuni dei partecipanti – di contenuti significativi. Si gioca a centrocampo, si studiano le mosse degli altri e si tenta di raggiungere l’obiettivo senza peraltro dichiararlo apertamente.
La decisione sul successore di Fragolino slitta così di una settimana, nella migliore delle tradizioni di politica attendista.
Quella, cioè, che affida al tempo il ruolo di moderatore delle passioni e delle incomprensioni.
Il rinvio, però, ha aperto un altro fronte polemico, non dichiarato apertamente ma ben noto a chi frequenta le stanze del Palazzo. Per ragioni procedurali, il voto sul presidente del consiglio comunale imporrà uno scivolamento dell’ordine del giorno già fissato.
Il piano integrato della Trevitex, su cui la maggioranza deve scontare alcune defezioni annunciate, andrà in aula dopo l’elezione del presidente del consiglio.
I bene informati sanno che questo nuovo calendario dei lavori non è piaciuto affatto a Como Civica. Qualcuno all’interno della stessa lista, ha infatti ipotizzato una manovra del Pd messa in atto in modo «scientifico» per collocare in coda al voto sul successore di Fragolino quello relativo all’insediamento commerciale di via Pasquale Paoli.
Ma c’è dell’altro. Il rinvio al 19 maggio dell’elezione del presidente del consiglio comunale “autorizza” il sindaco Lucini a temporeggiare ancora sul rimpasto e sulla nomina del nuovo assessore.
Se il Pd otterrà nuovamente la poltrona più importante dell’assemblea cittadina, gli alleati saranno nella condizione di stoppare l’ingresso di un esponente Dem in giunta. Opzione che non collima con l’ultimatum lanciato dallo stesso Pd a Lucini appena qualche giorno fa.

Nella foto:
La poltrona di presidente del consiglio comunale di Como per il momento è vuota
10 maggio 2014

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