Palombari della Marina a Cernobbio, trovate 13 bombe
Cronaca

Palombari della Marina a Cernobbio, trovate 13 bombe

Si è chiuso oggi il lavoro dei palombari del Gruppo operativo subacquei del Comsubin (Comando Subacquei ed Incursori) della Marina Militare di La Spezia a Cernobbio alla ricerca di ordigni inesplosi.
Complessivamente 13 ordigni, che erano stati individuati a circa 20 metri di distanza da Villa Pizzo, a una profondità variabile tra i 15 e 26 metri. L’intervento di bonifica urgente era stato richiesto dalla Prefettura di Como.

“Le operazioni subacquee tese alla ricerca e recupero degli ordigni esplosivi già di per sé complesse e delicate, nei laghi prealpini presentano ulteriori difficoltà – spiega il tenente di vascello Angelo Pistone, comandante del Nucleo Sdai – le temperature rigide dell’acqua nei periodi invernali non sono ovviamente confortevoli per i nostri operatori, ma l’elemento più sensibile da tenere sotto controllo durante le nostre attività è la profondità di lavoro. L’andamento del fondale del Lago di Como tende a crescere molto rapidamente tanto da raggiungere le centinaia di metri allontanandosi di poco dal litorale. Questo è un fattore molto importante a cui necessita porre molta attenzione allo scopo di non compromettere la sicurezza dei nostri uomini”.
Al termine delle operazioni i palombari hanno recuperato un proiettile perforante da 155 mm, 8 bombe da mortaio e 4 bombe a mano che in mattinata sono stati consegnati agli artificieri dell’Esercito del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona che provvederanno alla loro distruzione in cava.

A livello nazionale, lo scorso anno i Palombari della Marina Militare hanno recuperato e distrutto un totale di 22mila ordigni esplosivi residuati bellici, mentre dal 1° gennaio 2018 ne hanno già neutralizzati 936 dai mari, fiumi e laghi italiani, senza contare i 7.453 proiettili di calibro inferiore ai 12,7 mm anch’essi rimossi e distrutti.
Con una storia di 169 anni alle spalle, i Palombari rappresentano l’eccellenza nazionale nell’ambito delle attività subacquee essendo in grado di condurre immersioni lavorative fino a 1.500 metri di profondità ed in qualsiasi scenario operativo, nell’ambito dei propri compiti d’istituto (soccorso agli equipaggi dei sommergibili in difficoltà e la neutralizzazione degli ordigni esplosivi rinvenuti in contesti marittimi) ed a favore della collettività.

8 marzo 2018

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Paolo

Paolo Annoni pannoni@corrierecomo.it


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