Pandemia sul lettino, quando lo psicoanalista è digitale

Roberto Pozzetti

Cosa ha insegnato la pandemia alla psicoanalisi e in particolare alla psicoanalisi online? Siamo in tempi di “sanità digitale” oltre che purtroppo anche di tanta sanità fisica, spesso in forte affanno.
«Nelle piattaforme digitali, il corpo si riflette come immagine, ma non c’è: il principale ostacolo all’efficacia della psicoanalisi online è la difficoltà di incidere sui fenomeni somatici. Ma il distanziamento può portare a disinibirsi ed affrontare nodi irrisolti».
È l’argomento trattato dallo psicoanalista comasco Roberto Pozzetti in un suo recente articolo pubblicato sulla rivista online agendadigitale.eu.
«Il principale ostacolo all’efficacia dei trattamenti psicoanalitici online – scrive Pozzetti che durante la pandemia ha potuto e può sperimentare sia la modalità in presenza che quella online – è la difficoltà di incidere sui fenomeni somatici e, soprattutto, sulla dimensione del “corpo pulsionale”. Online manca l’incontro, nello stesso spazio, fra il corpo del paziente e quello dell’analista: ci sono occasioni di dialogo e di scambio anche intenso, a livello dell’ascolto della parola e del linguaggio portati in seduta dal paziente, che aggiungono materiale discorsivo all’itinerario di ricerca soggettiva. Ma resta controverso se le sedute di psicoanalisi online riescano effettivamente a produrre degli effetti analitici a livello dell’intimità corporea».
Distanziamento sociale, quanto mi costi insomma, anche in termini di salute mentale. Pozzetti ci spiega nel suo dotto articolo che la psicanalisi online non è fenomeno di oggi e che è diventata di moda già prima della pandemia. Era da tempo in auge in Paesi come Usa e Australia, dove le enormi distante sono ovviamente più complici che in Itala di un percorso di analisi e di guarigione dalle proprie più o meno marcate fobie
Ma il lettino digitale non piace a tutti, ci sono anche eredi di Freud, Jung e Lacan tecnofobici, mentre altri al contrario diventano dei veri fanatici dello psicobit e dice Roberto Pozzetti «sembrano coinvolti in questa esperienza di psicoanalisi online con un’attitudine quasi ludica, divertita, tanto da sottovalutare i problemi in gioco nell’online, al punto da sminuire e non voler vedere alcuni limiti intrinsecamente correlati al digitale».
E poi ci sono i pazienti: forzatamente lontani e incorporei: «Un problema che si riscontra di frequente con adolescenti o comunque giovanissimi – dice Pozzetti – che abitano con i genitori e si trovano a inventarsi dei luoghi inconsueti per svolgere le sedute (automobile del papà, box, cantina, giardino di casa) a prezzo di una connessione instabile dal proprio smartphone anziché dal computer, con effetti di complicazione delle sedute stesse fino al limite dell’impossibilità». Senza contare che pullulano i sogni dei comaschi di pandemie, zombie, cimiteri: fenomeno che «risulta attualmente ben più frequente e viene palesemente associato all’impatto che questo virus sta avendo sulla nostra esistenza».

Pozzetti è psicoanalista, professore a contratto dell’università Ludes Campus Lugano, già referente per il Comasco dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia e anima dell’associazione InOut che offre consulenze psicologiche anche in rete.

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