Paolo Giovio e il mistero del ritratto di Dürer

Paolo Giovio in un ritratto di Cristofano dell'Altissimo conservato agli Uffizi Paolo Giovio in un ritratto di Cristofano dell’Altissimo conservato agli Uffizi

Milano celebra fino a giugno, a Palazzo Reale, il Rinascimento tedesco e l’arte di Albrecht Dürer (1471 – 1528) con la mostra “Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia”. In scena circa 130 capolavori del Rinascimento tedesco nel suo momento di massima apertura verso l’Europa.

Ma che volto aveva il grande pittore? Un ritratto di Albrecht Dürer attribuito ad Antonio Maria Crespi detto il Bustino (1580 – 1630), un olio su tela, è alla Pinacoteca Ambrosiana fondata dal cardinale Federico Borromeo a Milano e ora presieduta da un comasco, monsignor Franco Buzzi (una foto in bianco e nero è nel catalogo digitale dei Beni culturali della Regione Lombardia, un’anteprima a colori scaricabile a pagamento è sul sito www.alinari.it).

Il ritratto del Crespi faceva parte, dice la scheda del Pirellone, della collezione del Museo Paolo Giovio, ossia della mitica collezione di ritratti di grandi personaggi che lo storico comasco Paolo Giovio allestì quale prototipo della moderna concezione di un museo.
«Albrecht e Paolo non si conobbero mai – dice lo studioso di Giovio Franco Minonzio, curatore degli Elogia gioviani nei Millenni Einaudi – però la vecchia edizione del regesto della collezione gioviana del 1985, a cura di Bruno Fasola, riporta effettivamente un ritratto di Dürer, ma forse non è stato commissionato da Giovio stesso per la sua galleria di personaggi esemplari. Sappiamo che d’altra parte Giovio era molto attento alle novità del suo tempo, e magari la fama di Dürer può averlo raggiunto. D’altro canto il suo discendente Giambattista Giovio in una lettera riferì che molti dei ritratti confluiti nella collezione non corrispondevano al piano originario della quadreria gioviana».

A proposito di quadreria gioviana: l’edizione nazionale delle opere di Giovio attende da quarant’anni che si compia l’impresa titanica del volume dedicato proprio all’iconografia, che potrebbe tra l’altro dipanare il mistero del Dürer gioviano.

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