Parassole, comico "bio" al Nuovo di Rebbio

Stasera
«Mio nonno  è precisissimo. Da quando gli hanno detto di non lasciare la televisione in stand by perché consuma, tutte le volte che vede una luce rossa va in ansia. Il problema è che l’altro ieri voleva spegnere un semaforo». E ancora: «In Italia si investe pochissimo sulle energie rinnovabili. In Germania, che è “il paese del freddo, della nebbia, della foresta Nera”, /  son pieni di pannelli solari… Noi che siamo “o paese do sole”, col sole / riusciamo a produrre/ solo canzoni, pomodori e abbronzatura». Sono solo due esempi del nuovo spettacolo di Diego Parassole, ovvero quando il cabaret è “bio” e fa  riflettere su temi sociali ed economici.
Quella che sembra un’impresa impossibile per il comico di Alessandria è una strada obbligata, con i tempi che corrono. Sono gli spunti dello spettacolo
Che Bio ce la mandi buona! – Spettacolo di teatro ecosostenibile. Risate biodegradabili al 97% che  Parassole porta oggi alle 21, al Teatro Nuovo di Rebbio in via Lissi, primo appuntamento della nuova stagione di cabaret dello storico palcoscenico comasco. Ingresso 10 euro.
«È lo spirito del nuovo circuito di attori che ho attivato con alcuni colleghi, “Comici Associati” – dice Parassole – vogliamo proporci come terza via accanto al cabaret tradizionale che fa solo ridere e al teatro propriamente “civile”. E nel caso  dei temi ecologici, sono convinto che  ci siano esigenze di salute, etica, qualità della vita e prospettive  di futuro che non possiamo più tacere. Viviamo di paradossi: viviamo 350 giorni l’anno in città spesso invivibili, inquinate e  sporche e poi per sopportarlo sogniamo di passare 15 giorni di vacanza in nature incontaminate. E poi paghiamo le bollette energetiche più care d’Europa ma  produciamo energia ancora prevalentemente da fonti fossili».
Insomma, un nuovo Beppe Grillo? «Non esageriamo, lui adesso è un profeta, un sacerdote, un politico. Io voglio continuare a far ridere, ma anche a indurre la gente a riflettere».  Insomma, un teatro dell’assurdo fatto con la realtà. «Sì, in cui l’uomo è al servizio dell’economia, e non viceversa. Ci sono abitudini che non ci possiamo più permettere, specie se sono  inutili o dannose o frutto di bisogni indotti».

Lorenzo Morandotti

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