Paratie antiesondazione: ancora nessuna certezza sulla riapertura del cantiere

Il cantiere delle paratie in una foto d'archivio

Il cantiere delle paratie in una foto d'archivio Il cantiere delle paratie in una foto d’archivio

Operai al lavoro da fine gennaio, anzi da inizio febbraio. Poi, la correzione del tiro verso marzo, lo spostamento dell’asticella ai primi di aprile e ora alla fine del mese. Ma quando ripartirà il cantiere della paratie? Pare di essere di fronte all’ennesimo valzer delle date, in un rapporto tra Como e il suo lungolago quantomeno contrastato e difficile. Almeno dal 2008, anno in cui sono partiti i lavori per le paratie antiesondazione: tra muri, problemi e imprevisti, dopo sette anni ancora Como non è riuscita non solo a riappropriarsi del suo lago, ma neppure a capire quando ciò avverrà. Di rinvio in rinvio, non resta che sperare che il cantiere possa rimettersi in moto. E da quel momento, iniziare a contare i giorni.
Perché, una cosa è certa, la strada da percorrere sarà ancora lunga. Serviranno almeno due anni e mezzo e tra l’apertura del cantiere e la sua chiusura definitiva potrebbe esserci anche una campagna elettorale, quella della primavera 2017.
Neppure la trasmissione di Etv, “Nessun Dorma”, condotta venerdì sera dal giornalista Andrea Bambace, è riuscita a dipanare l’intricata matassa del lungolago di Como. Una data in realtà è stata detta. Quattro settimane per riavviare i lavori sul lungolago, cantiere terminato nel 2017. Imprevisti permettendo, ovviamente: formula di rito, in tema di lavori pubblici. Formula obbligatoria quando si parla dell’eterno cantiere delle paratie antiesondazione.
Le date sul futuro del lungolago della Città di Volta sono state confermate, con tutte le cautele del caso, dal consigliere comunale di Como Civica Gianni Imperiali, che venerdì sera rappresentava la maggioranza.
In studio anche Roberto Cassani, presidente degli albergatori di Como, che – ribadendo come i frontisti di piazza Cavour fossero contrari fin dal principio al progetto delle paratie antiesondazione – ha chiesto a Imperiali una soluzione rapida a una situazione ormai insostenibile per la città e per il settore turistico comasco.
Il cantiere, è stato ricordato anche venerdì sera, è iniziato nel 2008 e sarebbe dovuto finire nel 2011. Invece, nella migliore delle ipotesi, terminerà tra due anni e mezzo. Sempre venerdì sera, negli studi di Etv, altri due ospiti si sono confrontati in modo a dir poco serrato: Elisabetta Patelli, portavoce regionale dei Verdi, e Fulvio Caradonna, ex assessore alle Grandi Opere, che avviò il cantiere.
Elisabetta Patelli ha ricordato come i Verdi, contrari fin dal principio alle paratie, avessero proposto soluzioni molto meno invasive per difendere la piazza dalle esondazioni e, al tempo stesso, ha sostenuto come il cantiere del lungolago abbia causato un danno ambientale alla città di Como.
Ha respinto le accuse Fulvio Caradonna, il padre delle paratie. L’ex assessore, oltre a ribadire la bontà dell’opera, ha invece accusato l’attuale amministrazione di aver scartato un progetto che sarebbe stato pronto per esser realizzato. Ha definito la vicenda del muro un «tritacarne», una questione affrontata «a furor di popolo e senza la dovuta calma».
In chiusura della trasmissione, Caradonna ha anche sostenuto che il cantiere non sarà chiuso entro la fine del mandato Lucini. «Ma se dovessimo farcela – gli ha risposto Imperiali – vinceremmo di nuovo le elezioni».
Ma torniamo al valzer delle date. Difficile avere conferme o smentite di quanto detto dal consigliere di maggioranza Imperiali, da parte del sindaco Mario Lucini, che da tempo sta seguendo in prima persona la questione delle paratie. «Durante la trasmissione è stata strappata una data a Imperiali, che però inizialmente aveva parlato di alcune settimane – dice Lucini – E questa è l’indicazione che abbiamo al momento. Non quattro, ma alcune. Potrebbero essere meno di quattro, ma anche di più».
Il sindaco non nega ad ogni modo che la data sia molto vicina. «Siamo agli sgoccioli, come abbiamo già detto – commenta Lucini – ora si tratta di un’opera di puro affinamento, che però richiede tempo».
L’ultimo oggetto del contendere con la Soprintendenza erano state le prescrizioni sull’altezza del nuovo bar previsto sul lungolago e su due cabine di trasformazione elettrica. Il bar è stato poi abbassato di un piano e le cabine sono state spostate.
Era così giunto il parere positivo della Soprintendenza sulle modifiche. La partita si era quindi spostata sul tavolo della trattativa con Sacaim. Anche l’amministrazione provinciale ha avuto un suo ruolo con un parere vincolante sull’opera.
A “Nessun Dorma” il bicchiere del lungolago di Como è parso comunque mezzo pieno e non mezzo vuoto. Per ora ci si deve accontentare dell’unico pezzo di lungolago “provvisorio” realizzato da Amici di Como, proprio in questi giorni oggetto di un restyling del verde e degli arredi urbani.
P.An.

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