Paratie, chiusa l’indagine-bis: la Procura presenta il conto

Cantiere paratie

La Procura di Como ha presentato il conto. L’ufficio del pubblico ministero Pasquale Addesso ha notificato alle parti l’avviso di conclusione delle indagini relative all’inchiesta bis sulle paratie antiesondazione del Lario.
Una parte di imputati è già a processo, mentre ora si aggiungono alla vicenda – già di per sè complessa – altri 10 indagati, anche se di questi in quattro erano già davanti al giudice per le contestazioni relative alla prima indagine. Fatta questa premessa, ne aggiungiamo subito una seconda. Siamo ancora nella fase in cui la palla passa alle difese, che potranno confutare l’operato dell’accusa chiedendo l’archiviazione delle contestazioni.
Quindi la “partita” – se di partita si può parlare concedendoci una forzatura – è solo all’inizio.
È lungo l’elenco delle ipotesi di reato messe nero su bianco dalla Procura.
Tra gli indagati figurano i nomi di ben due sindaci, l’attuale Mario Lucini e il suo predecessore Stefano Bruni, quello dell’avvocato del comune Maria Antonietta Marciano, di imprenditori come Gloria Bianchi e Virgilio Anselmo, e pure un uomo Sacaim come il direttore del cantiere Graziano Maggio. Oltre a nomi che erano già comparsi nella prima parte dell’indagine – quella già a processo – come Antonio Ferro, Pietro Gilardoni, Antonella Petrocelli e Antonio Viola.
Le contestazioni, a vario titolo, sono state divise in aree tematiche. C’è, tanto per iniziare, l’ambito del procedimento di approvazione della terza variante dell’opera. In questo caso i reati ipotizzati sono la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, il falso e anche l’abuso d’ufficio. È il capitolo, tanto per intendersi, del criticato “spacchettamento” degli incarichi voluto dalla giunta Lucini, «frazionamento artificioso» (secondo la Procura) per eludere la normativa che richiederebbe l’evidenza pubblica. Attività che avrebbero portato a ostacolare l’attività di vigilanza dell’Anac con il fine di preservare il contratto in essere con Sacaim.
Una vicenda insomma legata a fatti recenti, un gran parte sovrapponibili a ciò che – come detto – è già di fronte ai giudici.
Altro grande capitolo – che chiama in causa la precedente amministrazione con l’ex sindaco Stefano Bruni – è quello dei presunti reati edilizi e paesaggistici. Il pm Addesso ritiene che tutta una serie di opere fu realizzata in assenza di titoli abilitativi, quindi in modo illegittimo.
Fa impressione ripercorrere con la mente questa fase delle contestazioni, perché è come un ripassare punto per punto le fasi della travagliata opera che ancora oggi giace incompiuta sul lungolago, ferita aperta e mai risanata della città. Secondo la Procura non furono nemmeno adottate le azioni necessarie per adeguare l’intervento alle normative antisismiche, e questo nonostante le sollecitazioni giunte dalla Regione.
Il terzo grande capitolo è quello dell’accusa relativa a una presunta truffa ai danni del Comune (quantificata in 115 mila euro) che avrebbe procurato un ingiusto vantaggio alla Sacaim in merito allo stato avanzamento lavori (Sal) dell’aprile 2014.
Per i precedenti Sal non è stato possibile procedere con l’azione penale a causa dell’intervenuta prescrizione. In questa sezione è stata contestata anche una fornitura di gradini in granito per la scala a ventaglio che per la procura non fu mai eseguita, in quanto fu utilizzata della pietra di recupero.
Di carne al fuoco, insomma, ce n’è molta. Ora la parola passa alle difese.

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