Paratie: «Garantire il giusto processo». Ancora malumori e tensioni
Cronaca

Paratie: «Garantire il giusto processo». Ancora malumori e tensioni

I malumori e le tensioni emerse in aula mercoledì, durante l’udienza del processo per le paratie, non si sono chiuse con la fine della discussione in Tribunale a Como. Il collegio giudicante ha chiesto in sintesi di ridurre le liste dei testimoni per evitare tempi troppo lunghi del procedimento, ma per le difese resta indispensabile garantire «il giusto processo», che non può essere “sacrificato” rispetto al principio della ragionevole durata.
Molti i difensori coinvolti, in virtù proprio del numero elevato di imputati. E la complessità e varietà delle accuse, amministrative e penali, non semplifica certo la situazione.
«Per la complessità del processo ci sono passaggi che non possono essere dati per scontati – dice Walter Gatti, legale di Stefano Bruni con Giuseppe Sassi – Capiamo le esigenze organizzative del Tribunale, ma stiamo discutendo di una vicenda che occupa anni di amministrazione della nostra città. Siamo disponibili a valutare la richiesta del collegio e ragionare su possibili riduzioni della lista dei testi, ma senza rinunciare di una virgola a provare quello che vogliamo provare». «Il principio della ragionevole durata del processo deve andare di pari passo al giusto processo – aggiunge Gatti – Stiamo scrivendo la storia della città e decidendo della vita delle persone, non è trascurabile».
Luisa Scarrone, che con Edoardo Pacia difende Pietro Gilardoni, sottolinea: «La nostra lista dei testi non è esorbitante a livello di numero. Possiamo valutare se qualcuno possa diventare non necessario, ma solo nel corso del processo, fare una scelta ora è prematuro». «Non sono ancora stati esauriti i testimoni del pubblico ministero – aggiunge – Solo alla fine di questa fase si può valutare un eventuale correttivo alla nostra lista. I problemi di celerità non devono influire sui diritti della difesa, è quasi superfluo pure puntualizzarlo».
Elisabetta Di Matteo, difensore di Antonio Viola, precisa: «Il processo globalmente definito delle paratie porta in sè altri reati che nulla hanno a che vedere con la questione del lago. Il diritto alla difesa è incomprimibile. Si andrebbe contro il mandato professionale conferito se si facessero transitare, senza possibilità di replica, le dichiarazioni acquisite dal pubblico ministero in fase di indagine».
Ernesto Lanni, difensore di Mario Lucini con Andrea Panzeri, valuterà la situazione con il collega. «È giusto raccogliere l’invito del giudice – dice – ma i testi necessari devono essere sentiti in ogni caso».
Anna Campaniello

6 ottobre 2017

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