Paratie inchiesta-bis, indagati pronti al processo

La palizzata eretta sul lungolago ai tempi dei lavori per le paratie

Avvocati difensori alle prese con l’acquisizione e l’analisi dei trentatré faldoni che custodiscono le carte dell’accusa nell’ambito dell’inchiesta bis sulle paratie.
Nei giorni scorsi, la Procura ha notificato alle parti l’avviso di conclusione delle indagini; i legali dei dieci indagati hanno tre settimane di tempo per confutare le accuse. L’intenzione generale sembra una: «arrivare al dibattimento»; celebrare insomma il processo, rinunciando, in caso di rinvio a giudizio, a riti alternativi.
Le ipotesi di reato a carico dei dieci indagati sono diverse e comprendono, a vario titolo, turbata libertà di scelta del contraente, falso, abuso d’ufficio, oltre a reati edilizi e paesaggistici. Quattro tra i destinatari dell’avviso di chiusura della nuova indagine sono già a processo per il primo filone di inchiesta su presunte irregolarità nella gestione del cantiere delle paratie e di altre opere pubbliche. Entrambi i fascicoli sono coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica, Pasquale Addesso.
Tra gli indagati compaiono l’attuale sindaco Mario Lucini e il predecessore Stefano Bruni. Ernesto Lanni è il legale difensore del primo cittadino in carica. «La massa delle accuse a carico del sindaco si è molto accresciuta dall’inizio dell’inchiesta in poi – dice – in parte in modo eccessivo e forse qualcosa più del necessario c’è, anche se stiamo ancora valutando gli atti. L’arricchimento improvviso di capi d’accusa forse va rivisto; vedremo, i documenti da esaminare sono moltissimi».
Non commenta invece, in attesa di valutare tutti gli atti, Giuseppe Sassi, legale di Stefano Bruni oltre che del dirigente comunale Antonio Ferro, coinvolto in entrambe le indagini.
Per tutti i legali c’è il tema della mole dei documenti dell’inchiesta. Solo l’indice degli atti, per dare un’idea, si compone di 50 pagine mentre i faldoni sono, come detto, trentatré, comprensivi di materiale sequestrato e atti acquisiti. Il solo accesso a tutti i raccoglitori – considerando anche il numero degli indagati e gli interessati ad analizzare le carte – è un’operazione complessa.
In generale, la sensazione che trapela è quella della volontà comune della gran parte degli indagati di arrivare in aula, di affrontare cioè il dibattimento.
Edoardo Pacia, difensore assieme a Luisa Scarrone di Pietro Gilardoni – ex dirigente di Palazzo Cernezzi, coinvolto in entrambe le indagini sulle paratie – ribadisce «l’assoluta determinazione con cui il nostro assistito respinge le nuove contestazioni che gli vengono mosse, a maggior ragione la truffa».
«Stiamo raccogliendo gli elementi difensivi – aggiunge Pacia – e valuteremo in base a quelli e a ciò che risulterà dagli atti della Procura della Repubblica le eventuali iniziative da adottare».
Non rilascia dichiarazioni, in attesa di valutare nel dettaglio la documentazione, Angelo Giuliani, difensore di Antonella Petrocelli.
«È già complesso e articolato acquisire la documentazione – conferma Elisabetta Di Matteo, legale difensore di Antonio Viola – Ci prenderemo il tempo necessario per analizzare la mole di carte. Indubbiamente la posizione di Viola deve esser chiarita e deve spiegare le sue ragioni. Il capo d’imputazione ripercorre di fatto la lunga storia delle paratie dal 2007 sino ad oggi – continua l’avvocato – I reati edilizi ed ambientali contestati al mio assistito sono quelli già annunciati nei mesi scorsi. La sua volontà è di affrontare il processo e di contribuire all’accertamento della verità. Gli argomenti di diritto che si dovranno affrontare saranno estremamente tecnici, per cui il processo sarà sicuramente particolarmente articolato», aggiunge.
La costruttrice Gloria Bianchi è coinvolta in entrambe le inchieste portate avanti dal pm Pasquale Addesso. «Per quanto riguarda l’accusa di abuso d’ufficio – dice Simone Gilardi, difensore con Ettore Notti dell’indagata – è la stessa contestazione sulla quale già il Riesame ha evidenziato l’insussistenza, giudizio confermato dalla Cassazione. Per la turbativa nella scelta del contraente, invece, basti dire che l’impresa Bianchi non ha vinto la gara d’appalto. Stiamo analizzando gli atti, molto voluminosi, e decideremo dopo aver letto tutto. Questo processo si farà, si andrà a dibattimento».
Anna Campaniello

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