Paratie, interrogatorio fiume per il sindaco: 9 ore davanti al pm

Un interrogatorio fiume, come già era capitato ad Antonio Ferro nei mesi scorsi, dirigente comunale trattenuto dalla mattina fino alle 22 al quinto piano del palazzo di giustizia di Como, quello riservato alla Procura della Repubblica.
La stessa cosa è capitata ieri al sindaco Mario Lucini, uscito dal tribunale in serata (intorno alle 19) dopo essersi seduto di fronte al sostituto procuratore Pasquale Addesso alle 10 della mattina.
Il tema dell’interrogatorio è stato lo stesso che fu per Ferro, ovvero le paratie antiesondazione e, soprattutto, il famigerato servizio di affidamento della progettazione della terza variante dell’opera che secondo Lucini avrebbe dovuto sbloccare un iter impantanato da troppo tempo.
Invece, per l’Anticorruzione prima e per la Procura di Como poi, la giunta e i suoi tecnici – una parte consistente di queste contestazioni sono già a processo nella vicenda che vede in aula come imputati alcuni dirigenti di palazzo Cernezzi – quell’appalto avrebbe dovuto seguire un percorso ben preciso che invece fu “spacchettato” per evitare di dover procedere a una gara di evidenza pubblica.
Secondo le tesi della Procura, Lucini – a cui viene contestata la turbativa d’asta – era a conoscenza di quanto stava avvenendo e ne avallò la procedura.
Insomma, dopo che le indagini hanno portato a processo tra gli altri Pietro Gilardoni, dirigente del settore “Reti” e Antonio Ferro, dirigente del settore “Grandi opere”, ora l’inchiesta si allarga anche al sindaco di Como che ieri è stato interrogato a lungo dal pm titolare del fascicolo.
Lucini si è presentato al palazzo di giustizia quando erano le 9 e mezza, è salito al quinto piano del tribunale e, intorno alle 10, ha iniziato a rispondere alle domande del sostituto procuratore.
Nell’ufficio anche i suoi legali, Ernesto Lanni e Andrea Panzeri, e pure il procuratore capo di Como Nicola Piacente e il pubblico ministero Daniela Moroni.
Nove ore di interrogatorio riassunto in 23 pagine di verbale, con una sola, piccola pausa di 15 minuti intorno alle 14.30.
Il sindaco ha risposto a tutte le domande, ripercorrendo l’intera vicenda per quanto l’ha riguardato e replicando anche a molte contestazioni fatte su intercettazioni telefoniche. Un punto toccato a più riprese, vista anche la professione di Lucini, è stato quello della «sorpresa geologica», che in realtà per l’accusa non esisteva.
«Il sindaco ha risposto a tutte le domande in modo sereno e tranquillo – ha poi commentato l’avvocato Lanni – Certo, l’interrogatorio è stato pesantissimo per la sua durata».
Lucini, a dire il vero, era già iscritto sul registro degli indagati ma solo per questioni edilizie e paesaggistiche al pari dell’ex sindaco Stefano Bruni. L’aggiunta della turbativa d’asta ha portato a una svolta del fascicolo che potrebbe – dopo questo interrogatorio – avviarsi alla conclusione.
Sul banco – ovviamente – tesi che sono all’opposto. Da una parte c’è la convinzione della Procura che lo “spacchettamento” portò a favori non consentiti ai professionisti incaricati, dall’altro la tesi degli indagati, che seguirono quell’iter convinti che fosse l’unico possibile per sbloccare l’opera e portarla a compimento.
M.Pv.

Articoli correlati