Cronaca

ESCLUSIVO: Paratie, la finanza di nuovo a Palazzo

altAcquisite ieri le pratiche relative al pagamento del primo accordo bonario
(da.c.) Guardia di finanza e ispettori della Procura della Corte dei Conti della Lombardia di nuovo in Comune a Como, ieri mattina, per acquisire nuova documentazione relativa all’inchiesta sul cantiere delle paratie. La magistratura contabile, in maniera molto discreta, ha fatto capolino degli uffici di Palazzo Cernezzi per avere copia delle pratiche riguardanti l’accordo bonario siglato tra il municipio del capoluogo e la Sacaim alla fine del 2013.
Com’è noto, tra la fine dello scorso

anno e il gennaio del 2014 il Comune di Como versò all’impresa appaltatrice dei lavori di riqualificazione del lungolago 2,9 milioni di euro a titolo risarcitorio per il fermo lavori dovuto al caso del muro e per altri inghippi tecnici. La richiesta iniziale di Sacaim era stata quasi 3 volte maggiore, ma una lunga trattativa, condotta attraverso un collegio di periti, aveva portato a un accordo di poco inferiore ai 3 milioni di euro. Accordo sul quale, ora, la Corte dei Conti ha messo gli occhi.
Già nel settembre del 2013, l’allora ingegnere capo del Comune di Como, Antonio Viola, era stato sentito sui termini di questa intesa. Ieri mattina, la guardia di finanza e gli ispettori della magistratura contabile hanno compiuto un ulteriore passo, chiedendo copia dei versamenti effettuati a Sacaim dopo la conclusione della procedura di accordo bonario.
Un’indagine lunghissima
Il primo passo della Corte dei Conti nell’affaire paratie era stato fatto nel settembre di 4 anni fa quando la Procura di Como, dopo aver indagato per un anno sul potenziale danno ambientale causato dal “muro”, aveva inviato ai colleghi della magistratura contabile i faldoni della perizia sulle contestatissime barriere anti-esondazione. La Procura lariana chiedeva ai propri consulenti tecnici – un ingegnere idraulico, un geologo e un architetto paesaggista – di valutare diversi punti: primo fra tutti, il corretto utilizzo dei fondi stanziati dalla cosiddetta “Legge Valtellina”, corpus normativo che il Parlamento aveva approvato per finanziare (nelle province colpite dall’alluvione del luglio 1987) la realizzazione di opere utili a prevenire dissesti idrogeologici. In modo specifico, la Procura di Como aveva chiesto ai propri consulenti di valutare l’opportunità e il livello di priorità di un’opera come le paratie nel capoluogo lariano, una città bagnata sì dalle acque del lago, ma non interessata in maniera continua e frequente da fenomeni alluvionali di portata tale da giustificare un intervento così invasivo per la stessa città e il territorio circostante.
Soltanto due mesi più tardi, alla fine del dicembre 2010, la Procura della Corte dei Conti aveva quindi aperto un fascicolo d’indagine sulla maxi-opera idraulica. Nel marzo del 2011, dopo una fase iniziale di studio degli incartamenti, una delegazioni di magistrati contabili aveva incontrato a Palazzo di giustizia i colleghi della Procura di Como. Si disse (e si scrisse), allora, per parlare di paratie ma anche di Ticosa.
Un mese dopo, all’inizio di aprile 2011, gli ispettori della Corte dei Conti e gli uomini della guardia di finanza bussarono in municipio chiedendo tutto il carteggio inerente alle paratie: dall’ideazione – risalente ormai a oltre 20 anni fa – alla faticosa e sin qui incompleta realizzazione. L’indagine, evidentemente, non si è mai interrotta. Ed è proseguita su tutti i filoni, così come dimostra quanto accaduto ieri mattina.
Lo scenario
Qualcuno, ieri, commentando la “visita” di finanza e Corte dei Conti ha parlato di tempismo «quasi assoluto». Qualcun altro si è spinto sino a ripescare dal fondo di ricordi politicamente lontani la figura di un «grande vecchio», di un «regista» più o meno occulto.
Dietrologie che fanno colore ma che possono anche servire a riflettere. Nel momento in cui si deve approntare un secondo accordo con Sacaim su riserve per oltre una decina di milioni di euro, chi si prenderà la briga di firmare sapendo che l’indomani gli uomini in divisa busseranno al portone di via Vittorio Emanuele per fare le fotocopie e spulciare tutto dalla prima all’ultima pagina?

Nella foto:
La scalinata del lungolago è uno dei manufatti per i quali sono stati previsti lavori di ripristino. I gradoni, infatti, sono scivolati di alcuni centimetri verso il lago a causa del cedimento delle fondazioni (foto Fkd)
3 Ottobre 2014

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