Paratie, le difese: «Nessuna tangente. Davanti avete persone perbene»
Città, Cronaca

Paratie, le difese: «Nessuna tangente. Davanti avete persone perbene»

«Mettiamo in chiaro una cosa, anche alla luce delle richieste di condanna che abbiamo sentito la scorsa settimana. Qui di tangenti non ce ne sono».
Nella prima giornata dedicata alle difese nel processo nato dalla maxi-inchiesta sulle paratie e su altre opere pubbliche cittadine, per cui la Procura di Como aveva invocato la scorsa settimana fino a 40 anni complessivi di pena per i 12 imputati, non sono mancate posizioni nette e perentorie dei legali chiamati a rappresentare le prime quattro posizioni.
Tra questi Davide Steccanella, che ha difeso il legale di Palazzo Cernezzi Maria Antonietta Marciano. «La mia assistita ha scoperto di essere coinvolta nell’indagine quando alle 6 di una mattina le hanno suonato al campanello per perquisire casa. In quelle ore per la provincia ci fu una retata incredibile, uno spiegamento di forze per scoperchiare chissà quali nefandezze, in una città in preda a una banda di malfattori. Invece? Zero tangenti, zero interessi personali, niente di tutto ciò». E questo dopo «un anno e mezzo di indagine, 30 o 40 faldoni, tre anni di apparizioni sui giornali come i peggiori delinquenti della terra, perché il pm si era messo in testa quell’ipotesi e per nulla voleva cambiarla». Parole pesanti, quelle dell’avvocato Steccanella. «In questa vicenda nessuno si è mosso per interessi personali, con tanti saluti alle tangenti di Como. In questo processo c’è una sola cosa: la convinzione dell’accusa che si doveva rescindere il contratto con Sacaim perché, secondo la Procura, era stato superato il 20% di errore progettuale. Ma se il contratto fosse stato risolto chi ci avrebbe guadagnato e chi ci avrebbe perso? Di certo non ci avrebbe guadagnato il Comune, visto che avrebbe dovuto fare i conti con una causa civile».
Poi l’attacco alla Regione: «Ho in mano 10 documenti a firma della Regione in cui mai una volta indica come via da seguire quella della rescissione. Perché tra questi banchi affollati un soggetto manca, ed è proprio la Regione. Evidentemente per l’accusa loro sono i buoni e noi i cattivi. Poi però abbiamo scoperto tutti insieme che il progetto presentato ora dalla stessa Regione è uguale a quello del Comune. Vuol dire che le cose non erano state fatte tanto male».
La chiusura è altrettanto roboante: «In tre anni di indagine l’accusa non ha trovato nelle tasche degli imputati un solo euro. Questo perché quelle che avete davanti sono persone perbene».
«Il mio assistito non ha preso tangenti e non ha dato tangenti», ha poi fatto eco l’avvocato Simone Gatto, che assieme alla collega Graziella Foti ha rappresentato in aula l’imprenditore Giovanni Foti, accusato della turbativa di una gara su piazza Volta e Piazza Grimoldi. «In questo processo lo squilibrio tra fatti contestati e conseguenze è stato elevatissimo. Siamo finiti sui telegiornali nazionali da subito. Il mio assistito è stato colpito da una misura restrittiva. Eppure con le paratie non avevamo nulla a che vedere. Ha solo chiesto un elenco di ditte invitate a partecipare a una gara che però, e lo abbiamo sentito in quest’aula, non ha mai contattato. Come avrebbe fatto a turbare la gara? Facciamo un processo alle intenzioni?».
Gli avvocati Anna Maria Restuccia e Domenico Raschellà hanno poi difeso Ciro Di Bartolo, funzionario del Comune accusato di una presunta turbativa in merito alla progettazione della rete fognaria: «Non c’è alcuna responsabilità penale – hanno detto – ha svolto disposizioni che gli venivano date. E in ogni caso non erano riunioni carbonare, come si vuol fare intendere, ma interlocuzioni tra soggetti che avevano l’unico scopo di risolvere il problema paratie alla luce del sole e senza alcun fine illecito».
La giornata era stata aperta dall’avvocato Giuseppe Oneglia, piemontese come il proprio assistito, l’ingegnere torinese Virgilio Anselmo, che avrebbe dovuto svolgere l’incarico per conto del Comune di Como proprio sulla rete fognaria della grande opera.
«Era semplicemente la persona più competente che già conosceva le problematiche del cantiere – ha detto – Una professionalità che a Palazzo Cernezzi mancava. In quest’aula non sono sedute anime corrotte come ci è stato descritto, non ci sono state pastette. E se avessero voluto farle, avrebbero cercato dei concorrenti fasulli per le gare».

25 ottobre 2018

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