Paratie,  la prima parte della requisitoria del pm nel processo sulla maxi-opera
Città, Cronaca

Paratie, la prima parte della requisitoria del pm nel processo sulla maxi-opera

«Il progetto di Sacaim, le condotte dell’appalto e l’esecuzione dei lavori hanno determinato il deturpamento di un’area che accoglie e richiama visitatori da tutto il mondo. Il risultato è che dal 2008 non è più fruibile».
È iniziata questo pomeriggio la requisitoria del pubblico ministero Pasquale Addesso che giunge al termine del processo alle paratie antiesondazione del Lago di Como. Conclusioni che non hanno ancora condotto alle eventuali richieste di condanna, in quanto il pm terrà la parola anche nella prossima udienza fissata per il 17 ottobre.
Ieri però si è iniziato ad affrontare il tema dei presunti reati ambientali che hanno riguardato la giunta che all’epoca era guidata da Stefano Bruni. L’ex sindaco era in aula, come pure l’altro primo cittadino coinvolto (Mario Lucini) e tutti gli altri imputati della complicata vicenda penale. Il pm Addesso aveva accanto il procuratore Nicola Piacente. E la requisitoria è partita da lontano, perché siamo di fronte «a una condotta che dal 2008 vede un cantiere aperto che impedisce la fruizione del lago». Il tutto per «un progetto sbagliato», perché questo a dire della pubblica accusa «è inconfutabile». Anche i cedimenti che si sono verificati in alcuni edifici affacciati sul lungolago sono da addebitare, sempre per il pm, a come sono stati realizzati i lavori. «Sacaim ha scelto di lavorare a secco, e questo secondo progetto e le modalità con cui fu portato avanti furono la causa dei cedimenti». «A noi non compete dire quale progetto fosse il migliore – ha poi aggiunto il pm – se quello iniziale o quello successivo, ma quello che possiamo e dobbiamo dire è che questo secondo progetto era ben diverso dall’unico che era stato approvato».
Nel mirino del pm, nella prima parte della propria requisitoria, è finito anche il lungo stop al cantiere e l’andamento a singhiozzo dello stesso, che appunto dal 2008 priva i comaschi del loro lungolago, uno dei più ammirati al mondo. «Eppure – ha aggiunto il pm non senza una tinta polemica – la Procura non ha sequestrato il cantiere per un solo giorno». La pubblica accusa ha ripercorso i giorni che portarono all’apertura del fascicolo penale sulle paratie. «Una prima ipotesi di reato relativa a una eventuale turbata libertà nel conferimento degli incarichi, era già presente nella relazione preliminare di Anac. Da qui partì una attività tecnica fatta anche di intercettazioni che ad oggi possiamo dire siano la prova principale delle nostre contestazioni. Perché le carte non parlano, ma da quei dialoghi si comprendono i perché di certi comportamenti e di certe condotte».
Poi la stoccata: «In Comune a Como tra il 2015 e il 2016 i reati proliferarono, non solo per le paratie. In quegli uffici ci furono reiterati operati contro la pubblica amministrazione che testimoniarono un fallimento del sistema di controllo interno». Da qui, a dire del pm, l’esigenza delle richieste di misure cautelari. «In Comune a Como le varianti sono state usate come uno strumento per sanare opere realizzate in difformità, senza titoli che le abilitassero. Il famoso muro sul lungolago era una di queste opere e la sua demolizione rende evidente quanto ho appena detto». Si tornerà in aula tra due settimane.

 

26 Set 2018

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Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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