Paratie a “ostacoli”: il Collegio potrebbe cambiare

Cantiere paratie di Como

Il processo sulle paratie antiesondazione del Lago di Como è stato complesso e a ostacoli fin dall’avvio. Due fascicoli autonomi e poi riuniti, molti capi di imputazione diversi sia nelle contestazioni sia nei tempi di compimento del presunto illecito, due amministrazioni coinvolte, quella del sindaco Stefano Bruni e quella di Mario Lucini. Ieri, a questo percorso minato, si è aggiunto un ulteriore tassello, ovvero il rischio che il Collegio possa cambiare o che, almeno per uno degli imputati, il processo debba ripartire da zero dopo mesi di udienze. Tutto nasce dal trasferimento a Milano di uno dei tre giudici che compongono il Collegio, Christian Mariani. Ieri, il presidente del Collegio stesso, la dottoressa Valeria Costi, ha chiesto alle difese l’autorizzazione a far transitare gli atti fin qui compiuti nel processo – scritti e orali, con le deposizioni – verso il nuovo Collegio che deve ancora essere formato.
Dopo qualche attimo di scambio di battute, e una pausa per riordinare le idee, tutte le parti hanno accettato questo passaggio. Tutte tranne una, quella che fa capo all’ingegnere Antonio Viola (assistito dall’avvocato Elisabetta Di Matteo) che si è opposto, preferendo essere giudicato dall’attuale Collegio.
La patata bollente si sposta ora sul tavolo della Corte d’Appello che dovrà decidere come proseguire. Difficile stabilire quello che accadrà: c’è la possibilità che il giudice rimanga applicato su Como per portare a termine il processo, ma c’è anche quella che la posizione di Viola venga stralciata e che le udienze proseguano per gli altri imputati con il nuovo Collegio. Viola, in questo caso, potrebbe dover ricominciare da zero.
Un nuovo inghippo in un processo che udienza dopo udienza diventa sempre più complesso.
Parola alla Regione
Ieri si è proseguito anche con i testimoni della pubblica accusa sostenuta dal pm Pasquale Addesso. In aula Dario Fossati, vicedirettore generale dell’assessorato al Territorio di Regione Lombardia e geologo del coordinamento dell’unità di crisi.
«Le paratie di Como sono state seguite nel loro iter da un gruppo di lavoro a livello regionale – ha detto – Emersero delle perplessità sulla perizia di variante numero 3 (quella voluta dalla giunta Lucini per cercare di ultimare l’opera, ndr), più che sull’aspetto tecnico che condividevamo, su quello giuridico e sull’ammissibilità della variante. Chiedemmo quindi di sottoporre la questione ad Anac».
«Noi, come Regione Lombardia, volevamo riprendere i lavori il prima possibile e non volevamo lasciare incompiuta un’opera così importante. Per questo eravamo favorevoli, accogliendo le riserve di Anac, a una perizia ulteriormente ridotta, magari solo con i lavori idraulici, per poi affrontare il resto con una nuova gara». Il funzionario della Regione ha parlato anche della sorpresa geologica, dicendo che tuttavia, anche se «non una sorpresa», di certo «la variabilità del sottosuolo era eccezionale. Quell’opera è realizzata su un terreno difficile».
Non sono mancate anche velate critiche ad Anac: «Metteva in dubbio anche l’utilità dell’opera – ha detto Fossati – Così abbiamo scritto all’Autorità di bacino per chiedere se riteneva l’opera necessaria o meno, se la città di Como era ancora a rischio esondazione e ci risposero di sì».

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