Paratie, parla la difesa del sindaco Lucini: «Ha solo cercato di salvare il salvabile»

Mario Lucini

«Il sindaco Mario Lucini non aveva interessi economici in questa vicenda, ha solo cercato di salvare il salvabile. Interesse politico? L’avrebbe avuto rescindendo il contratto con Sacaim, non mantenendolo. Avrebbe così potuto dare la colpa di tutto all’amministrazione precedente, al sindaco Bruni, ai tecnici, a chi aveva realizzato l’opera, sarebbe stata la via più semplice e politicamente più producente. Invece ha scelto il contrario, di salvare il salvabile, perché semplicemente Lucini è una brava persona che ha lavorato per il bene della propria città».
È stata questa la sintesi della arringa dell’avvocato Andrea Panzeri, che ieri ha preso la parola nel processo alle paratie di Como, per difendere l’operato dell’ex primo cittadino della città.
Colui che, nella precedente amministrazione, aveva cercato di uscire dal pantano in cui era caduta la grande opera sul Lungolago. L’intervento del legale è ruotato a lungo attorno a questo punto, ovvero alla volontà di operare per il bene della città contro ogni interesse personale, sia economico sia politico.
Un intervento durato oltre quattro ore in cui è stata ripercorsa tutta la storia recente delle paratie, a partire dal rapporto con la Regione Lombardia che «affiancò il comune in tutto e per tutto». «Insieme stavano cercando di capire come concludere l’opera – ha detto Panzeri – Ma allora in quest’aula o mancano degli imputati, ovvero i tecnici della Regione, oppure non ci sono reati per nessuno».
Poi l’attenzione è passato allo “spacchettamento” degli incarichi che secondo il pm avrebbe aggirato la necessità di una gara d’appalto. «Servivano specifiche professionalità, non si parlava di un’opera unica ma di singoli interventi molto specifici. Non stavamo parlando di una torta, ma un vassoio di pasticcini. Il problema se l’erano comunque posto, perché sono persone scrupolose e tecnicamente preparate. Facendo la gara sarebbero stati tutti più tranquilli, ma ce ne sarebbe andata di mezzo la pubblica amministrazione da un punto di vista economico e di tempi». Poi un altro passaggio cardine dell’intervento della difesa: «Non c’era la volontà di violare norme penali, al contrario però queste vicende non fanno altro che bloccare la pubblica amministrazione e creare terrore negli amministratori».
Poi l’aspetto che ha riguardato Anac e la sua delibera in cui venivano sottolineate le presunte mancanze e la via della rescissione da Sacaim.
«Lucini in questa storia non si è mai nascosto, ha sempre messo la faccia. È andato anche da Raffaele Cantone (presidente Anac, ndr) il 16 marzo 2016. Ma qui nessuno gli disse che doveva per forza rescindere da Sacaim, anzi Anac chiese ulteriori approfondimenti sulla proposta del Comune di Como. Come faceva Lucini a intuire che stava commettendo un reato, come oggi ci dice l’accusa?».
E sul tanto discusso imprevisto geologico: «Segnalo solo che un imprevisto del 4,20% è presente anche nella relazione del consulente del pm – chiosa Panzeri – Ma questo perché si tratta di una voce altamente tecnica e discrezionale. Come si fa ad accusare qualcuno di falso per questi motivi?».
La conclusione è perentoria: «Chiedo l’assoluzione di Lucini da tutti i capi di imputazione con la formula più ampia», e senza nemmeno invocare richieste in subordine.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.