Paratie, il processo entra nel vivo. Si parte con l’Anticorruzione

La sospensione del cantiere? «Illegittima». Gli incarichi per lo studio di fattibilità e la progettazione della terza variante? «Serviva una gara d’appalto». La giustificazione dell’urgenza e della specificità? «Inaccettabile» perché «i tempi della procedura sono stati sovrastimati» e soprattutto perché le vasche, una delle opere fondamentali del cantiere «sono un’appendice di una fognatura e non richiedono una competenza specifica».
Il processo sulle presunte irregolarità nella gestione del cantiere delle paratie, dopo le udienze “tecniche”, è entrato nel merito con l’intervento in aula in Tribunale a Como del primo teste chiamato dal pubblico ministero Pasquale Addesso, l’ingegner Leonardo Miconi, dirigente dell’ufficio analisi delle varianti di Anac, l’Autorità nazionale Anticorruzione. Sul banco degli imputati – dopo la riunificazione in un unico fascicolo delle due inchieste aperte inizialmente dalla Procura – ci sono una dozzina di persone, tra le quali i due sindaci Mario Lucini e Stefano Bruni, entrambi ieri presenti in aula.
Il primo teste è stato sentito per ore. Miconi, stretto collaboratore di Raffaele Cantone, si è occupato dell’istruttoria aperta dall’Anac in merito alla terza variante al progetto delle paratie, quella voluta dal sindaco uscente Mario Lucini e dalla sua giunta. Quella che avrebbe dovuto far ripartire i lavori e portarli alla conclusione e che invece si è tradotta in una sospensione a tempo indeterminato del cantiere.
«La variante ci è stata trasmessa dalla Regione e dal Comune di Como quando non era ancora stata approvata – ha spiegato inizialmente Leonardo Miconi – Sono emerse subito molteplici criticità, poi confermate dall’istruttoria, legate in particolare al numero consistente di varianti e al loro impatto sul progetto, alla sospensione prolungata, allo studio di fattibilità e progettazione della terza variante».
Nelle sue domande, il pubblico ministero Pasquale Addesso ha insistito in primo luogo sulla sospensione del cantiere del dicembre del 2012. «Il motivo formale indicato per motivarla erano i cedimenti sul lungolago – ha spiegato Miconi – In realtà, sui cedimenti si sarebbe dovuti intervenire in precedenza, visto che il problema era emerso da tempo. Il reale motivo della sospensione era la volontà di rivedere il progetto. Una sospensione di questo tipo non si può fare». A questo proposito, il pm ha mostrato al dirigente Anac un documento che non sarebbe stato inviato dal Comune di Como all’Anticorruzione. Un carteggio del mese di agosto del 2012 nel quale il sindaco Lucini ipotizzava a Sacaim – l’azienda che stava effettuando i lavori – una sospensione sino a fine anno senza conseguenze né penali, richiesta respinta dalla società veneta perché «la variante fuoriesce dal regolamento».
Nel mirino dell’accusa anche la decisione del Comune di Como di affidare l’incarico per uno studio di fattibilità della variante e poi per la progettazione ad alcuni professionisti individuati da Palazzo Cernezzi e pagati in parte tramite una sponsorizzazione privata. «Lo studio di fattibilità è stato fatto in modo irrituale – ha detto Miconi – È fuori luogo perché la soluzione progettuale era già definita. Inoltre, si è trattato di una vera e propria progettazione di massima, un’anticipazione della variante». «I progettisti sono gli stessi – ha proseguito il dirigente dell’Anac – Sono state fatte dieci determinazioni diverse per affidare incarichi complessivi per oltre 300mila euro, una cifra che avrebbe richiesto una gara. Le prestazioni non erano frazionabili».
Alle contestazioni dell’Anac, il Comune ha risposto con una serie di controdeduzioni. «In sintesi, la giustificazione del Comune si è basata sull’urgenza e sulla specificità dei lavori – ha precisato Miconi – In realtà, l’eventuale gara si sarebbe potuta fare nell’arco di due mesi circa, mentre per quanto riguarda la presunta specificità non è riscontrabile visto che le vasche delle barriere antiesondazione sono in pratica l’appendice di una fognatura, un lavoro che non ha una specificità tale da giustificare la necessità di affidare la progettazione agli stessi professionisti che si erano occupati dello studio di fattibilità».
Molte le contestazioni degli avvocati difensori degli imputati durante l’intervento del dirigente dell’Anac. Per i legali, Leonardo Miconi avrebbe espresso in più occasioni valutazioni personali, rispondendo come un consulente e non come un teste. «L’Anac non è un consulente del pubblico ministero ma un’istituzione indipendente di valenza nazionale», ha chiuso Addesso.
Anna Campaniello

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