Paratie, progettisti e Comune di Como ancora in guerra per le vecchie parcelle. Palazzo Cernezzi: «Non paghiamo»

Notificato ieri il diniego ai professionisti. Si profila la causa
Il cantiere per le paratie è ancora fermo, ma la battaglia a colpi di carte (quasi) bollate tra il Comune di Como e i tre progettisti dell’opera continua sottotraccia. E soprattutto senza sosta.
L’ultimo capitolo della vicenda risale a ieri mattina, quando è stato formalmente notificato ai professionisti Carlo Terragni, Renato Conti e Ugo Majone il parere messo a punto dai legali dell’amministrazione in merito alla richiesta di pagamento inoltrata tempo fa dal pool di progettisti per circa
200mila euro.
Come noto, nel 2005 Terragni, Conte e Majone vennero improvvisamente sollevati dalla direzione lavori per le paratie da parte del Comune. Una rimozione giustificata a suo tempo dall’amministrazione con la necessità di risparmiare sui costi totali dell’incarico, per il quale i tre professionisti avrebbero dovuto intascare 900mila euro complessivi. Già due anni fa, però, ai tempi del clamoroso caso del muro sul lungolago, i progettisti rivendicarono il pagamento anche della somma restante, comprensiva di interessi. Più o meno, una cifra intorno ai 200mila euro.
Dal 2010 a oggi, di questa vicenda non si è più saputo nulla. Fino a ieri, almeno, quando si è potuto apprendere che il Comune ha formalmente motivato con un documento ufficiale il diniego a pagare la tranche richiesta da Terragni, Conti e Majone. Un parere negativo che potrebbe aprire le porte a un contenzioso legale, visto che non si intravedono margini di trattativa.
Tornando all’origine dello scontro, i tre professionisti farebbero leva su una legge che, per i progettisti di grandi opere eventualmente esonerati dalla direzione dei lavori, prevedeva comunque il versamento del 25% sull’importo dell’incarico. Una situazione che, effettivamente, nel caso delle paratie si è verificata tale e quale, con i progettisti che hanno ricevuto i pagamenti per la stesura degli elaborati ma non hanno poi conseguito la direzione lavori. Un mancato introito calcolato, appunto, in 200mila euro.
Dal canto suo, il Comune ritiene di avere due assi nella manica. Da un lato, l’abrogazione avvenuta nel 2001 della “legge del 25%” citata in precedenza. Dall’altro, una lunga e minuziosa serie di riferimenti tecnici e amministrativi contenuti nelle 70 pagine spedite ieri ai professionisti per comunicare loro la contrarietà assoluta a versare i 200mila euro richiesti.
Tutto chiaro, dunque? No, perché, a loro volta, Terragni, Conti e Majone hanno un altro jolly da spendere. Si tratta del parere dell’Ordine degli Ingegneri di Milano (al quale è iscritto Majone), con il quale si dichiara assolutamente giustificata la richiesta di saldo inoltrata a Palazzo Cernezzi dai professionisti.
L’esito della vicenda sembra tutt’altro che scontato. Sempre a patto che Comune e progettisti non finiscano per approdare in Tribunale per vedere riconosciuti torti e ragioni (al momento, l’ipotesi assolutamente più probabile).
Con un’ulteriore “bomba” in arrivo: la possibile richiesta di risarcimento da parte del Comune ai progettisti per le presunte “lacune progettuali”. Ma questa è un’altra storia.

Emanuele Caso

Nella foto:
Il cantiere
Ecco come si presenta in questo periodo il cantiere per le paratie antiesondazione: una lunga distesa di terra e sassi, senza operai al lavoro (foto Mv)

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