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Paratie, Sacaim chiede più soldi Si allontana la ripresa dei lavori

L’azienda contesta la seconda perizia. Rischio contenzioso(e.c.) Si fanno sempre più tesi i rapporti (già non facili) tra Comune di Como e Sacaim, l’impresa veneziana che ha vinto l’appalto per le paratie. L’ultima tegola in ordine di tempo è cartacea ma pesa come un macigno. Si tratta delle oltre 40 pagine con cui l’azienda ha pesantemente contestato alcuni punti della seconda perizia di variante al progetto da 1,9 milioni recentemente approvata da Comune, Provincia, Regione e Soprintendenza. Il contenuto del documento, almeno per ora, è ancora top-secret, tra poche indiscrezioni.In primo luogo, sembra acclarato che Sacaim – tuttora in amministrazione straordinaria per evitare il fallimento – chieda più soldi a Palazzo Cernezzi. Non tanto per il costo in assoluto delle opere di cantiere, quanto piuttosto per una serie di interventi in parte già eseguiti, in parte da eseguire, per i quali l’azienda chiede un riconoscimento economico. Tra questi, dovrebbero figurare nel dossier delle osservazioni presentato da Sacaim l’abbattimento della storica biglietteria della Navigazione, la demolizione di un tratto di muro della passeggiata attuale e una lunga serie di altre opere.A quanto ammonti esattamente la somma in più rispetto ai finanziamenti standard, per ora non è noto. Ma sicuramente si stratta di qualche decina di migliaia di euro.Ora la palla passa al Comune. Saranno i tecnici di Palazzo Cernezzi a dover vagliare una per una le osservazioni di Sacaim e a dover successivamente dare un parere positivo o negativo sull’accoglimento o meno. Questo passaggio, però, potrebbe essere lungo e, nella peggiore delle ipotesi, anche assai doloroso per l’amministrazione. Il perché è semplice: Sacaim potrebbe non essere soddisfatta delle risposte di Palazzo Cernezzi e, come prima conseguenza, potrebbe rifiutare di firmare l’atto di sottomissione per la ripresa dei lavori sul lungolago. Una eventualità tutt’altro che remota, questa. Tanto che il Comune avrebbe l’unica via di imporre un obbligo di ripresa del cantiere, esponendosi però a un contenzioso da brividi con i privati, a quel punto sicuramente pronti a far passare le osservazioni alla perizia di variante nel capitolo delle riserve (già quantificate in una richiesta al Comune di 5 milioni). Insomma: lo scenario che si prospetta sembra davvero complicato. E l’effetto più probabile è facilmente azzardabile, anche nell’ipotesi che Comune e Multi non rompano una volta per tutte: la ripresa dei lavori entro questo mese di novembre sembra quasi impossibile. E, se così fosse, un rinvio all’anno nuovo – fatto salvo un eventuale precipitare della situazione – sembra l’ipotesi più credibile.

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