Paratie “sfilate”, Comune contro Regione: pronta la delibera che contesta le motivazioni

Paratie, il Comune di Como affila le armi per lo scontro con Regione Lombardia. E lo fa nero su bianco con una dettagliata proposta di delibera – a breve il passaggio in giunta – dove si contesta chiaramente quanto deciso, ormai alcune settima fa da Regione Lombardia che ha rimosso Palazzo Cernezzi dalla competenza sul cantiere delle paratie.
La vicenda è nota: il 28 settembre la giunta regionale guidata dal presidente Roberto Maroni ha diffidato Palazzo Cernezzi «a istituire – entro il termine di dieci giorni – l’ufficio di Direzione dei lavori, a chiedere alla Procura della Repubblica il dissequestro o l’accesso temporaneo di copie degli atti progettuali e dei lavori per l’avvio delle attività da parte del nuovo Rup e Dl, a definire il rapporto contrattuale per il coordinatore alla sicurezza in fase esecutiva e infine a concordare il cronoprogramma delle attività da attivare senza indugio», come riportava la documentazione regionale.
E così, trascorsi invano i dieci giorni ecco arrivare puntuale l’intervento di Regione Lombardia che ha revocato al Comune l’incarico, costituendo una unità di crisi per far ripartire il cantiere.
Ora però il sindaco Mario Lucini, come già annunciato ai tempi dell’intervento regionale, passa al contrattacco per chiarire la vicenda e fornire la sua versione dei fatti. Lo fa appunto con un documento minuzioso e netto dove si ribatte punto su punto al governatore Maroni, facendo una premessa di più ampio respiro, ovvero «di non opporsi, allo stato, senza che ciò comporti qualsivoglia acquiescenza, alla scelta operata unilateralmente dalla giunta regionale lombarda, in considerazione del superiore interesse pubblico della città di Como a vedere definitivamente risolta ogni problematica ostativa al completamento dei lavori in oggetto». Dunque almeno in una fase iniziale porte aperte da Palazzo Cernezzi, nonostante si precisi come le contestazioni di Regione Lombardia fossero già state risolte, fatta eccezione per la nomina del direttore dei lavori, per la quale il Comune di Como aveva chiesto collaborazione alla Regione.
Aspetti precisati nella proposta di delibera dove si legge che «che tutti gli elementi di antigiuridicità delle deliberazioni regionali indicate potevano opportunamente essere superati attraverso un percorso di condivisione, come proposto tempestivamente da questo ente e come è sempre avvenuto tra i due soggetti in ogni precedente fase del procedimento». Detto ciò Palazzo Cernezzi ribadisce la «più ampia disponibilità, proprio per i superiori interessi pubblici, a concludere con Regione Lombardia nuove intese, protocolli o comunque accordi bilaterali per il completamento dei lavori in oggetto».
Massima collaborazione e precisazioni dovute che portano al passaggio finale, inequivocabile, dove viene specificato che il Comune si «riserva, comunque, in ogni successiva fase del procedimento instaurato dalla Regione, ogni azione a tutela degli interessi diretti e indiretti del Comune di Como qualora ne dovessero emergere i presupposti in conseguenza dei provvedimenti attuativi che la Regione Lombardia andrà necessariamente ad adottare per l’esecuzione della già citata opera».
E infine viene specificata la volontà di «conferire mandato al segretario generale per l’inoltro della presente deliberazione alla Regione Lombardia e all’Anac».

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