Paratie, tutto cominciò nell’estate del 1990. Oggi a Como la presentazione dell’ultimo progetto
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Paratie, tutto cominciò nell’estate del 1990. Oggi a Como la presentazione dell’ultimo progetto

Questo pomeriggio, nella sede della Regione a Como, l’assessore lombardo Massimo Sertori illustrerà alla città l’ennesimo progetto delle paratie antiesondazione del lungolago. Sertori quasi certamente non lo sa, ma reciterà una parte che prima di lui, in passato, ha messo in fila molti altri attori. Protagonisti e comparse di una storia tragicomica.
Se tutto va come previsto, l’assessore annuncerà l’avvio di un cantiere che dovrebbe concludersi nella primavera del 2022.
A quella data, sempre che non spuntino fuori altri guai, saranno trascorsi 32 anni dal primo annuncio delle paratie. E sarà servito quasi un terzo di secolo per rifare una passeggiata a lago non più lunga di un chilometro.
In pochi lo sanno o lo ricordano, ma l’idea di realizzare una barriera sul lungolago di Como per ovviare al problema delle esondazioni risale al 1990. Da poche settimane era crollato a Berlino il muro più famoso della storia del Novecento. Sul Lario, facendo leva sui finanziamenti della Legge Valtellina – che stanziava fondi per il risanamento dei territori colpiti dall’alluvione del 1987 – si pensò di rifare il lungolago con la “scusa” di innalzare «paratoie» contro le esondazioni. Nessuno poteva ovviamente immaginare di mettere le basi per la costruzione di un altro muro. Molto meno importante, certo, ma capace di scatenare un putiferio di cui ancora oggi si paga lo scotto. In ogni caso, la prima delibera con la quale si affidava alla società Etaconsulting di Ugo Majone «lo studio e la redazione di un progetto “generale” che individuasse le soluzioni progettuali atte a impedire che le esondazioni del Lago di Como invadessero» la città fu votata dalla giunta di Palazzo Cernezzi il 5 luglio 1990. Costo: poco più di 72 milioni di lire.
Quattro anni dopo, il 7 dicembre 1994, la prima giunta di centrodestra guidata da Alberto Botta affidò allo stesso Majone, all’ingegner Carlo Terragni e all’architetto Renato Conti «l’incarico della progettazione e della direzione dei lavori di difesa e di protezione dalle esondazioni del Lago di Como nel comparto piazza Cavour – Lungolario Trento e Trieste».
Il progetto di massima vene consegnato al Comune qualche mese dopo, il 21 giugno 1995. La presentazione alla città avvenne invece in municipio, il 18 ottobre 1995. Ai giornalisti fu mostrato un plastico di colore ocra, sul quale spiccava l’azzurro vivace del lago. Il progetto del 1995 prevedeva una spesa di 16 miliardi di lire, più o meno 8 milioni di euro.
Le paratie non hanno però mai avuto vita facile. L’approvazione del progetto esecutivo avvenne infatti tre anni dopo, il 21 ottobre 1998, all’inizio del secondo mandato di Alberto Botta. Rispetto al progetto di massima sparivano le paratie mobili a ventola sostituite da quattro tratti di sculture a parete, opera di Francesco Somaini. Il muro, ovvio, non c’era.

«Via libera al primo lotto delle paratie. La maggioranza ha detto sì. Il cantiere sul lungolago entro la fine dell’anno». È il 20 febbraio 2002. Sono trascorsi quasi 40 mesi dall’approvazione del progetto esecutivo, ma nulla è accaduto di rilevante, se non una discussione accesa nel centrodestra sul destino del cantiere.
A pochi mesi dalle elezioni amministrative che segneranno la fine del mandato di Alberto Botta, il Comune decide di rompere gli indugi. Le paratie si fanno. Ma non tutto fila liscio. Bisogna infatti aspettare un altro anno affinché la Regione dia il suo beneplacet. In una nota ufficiale del 21 febbraio 2003 il Pirellone conferma di aver approvato il progetto in giunta «su proposta dell’assessore al Bilancio, Romano Colozzi».
Il costo dell’opera è però lievitato come un panettone. I 16 miliardi di lire messi in preventivo nel 1998 sono diventati 13.944.336 euro, ovvero quasi 28 miliardi del vecchio conio.
«La frequenza degli allagamenti che interessano il lungolago e piazza Cavour – si legge sempre nella nota della Regione – è di almeno una volta all’anno». Non è vero: dal 1984 al 2002 il lago ha invaso la città soltanto in 6 occasioni. Tutti sanno che le paratie non servono per difendersi dalle esondazioni, quanto piuttosto per rifare la passeggiata a lago del capoluogo.
Passa altro tempo. Il 10 dicembre 2013 il Comune di Como annuncia un altro «via libera» al bando di gara per le paratie. «Il cantiere si aprirà a settembre 2004 e durerà 3 anni e 8 mesi». Forse addirittura meno, perché «il periodo è indicativo e soggetto a ribasso». La data per la consegna delle buste della prima gara d’appalto viene fissata al 17 maggio 2004. Non si presenta nessuno. Il sindaco Stefano Bruni se la prende con il costo del ferro, che ha scoraggiato a suo avviso le imprese: «Troppo caro».
Il Comune decide di mettere mano al progetto esecutivo per eliminare alcune opere non ritenute essenziali e abbassare, così, il costo dell’opera.
Il nuovo progetto esecutivo viene completato nel febbraio 2005 dagli uffici comunali. Il 30 settembre 2005 la gara d’appalto viene aggiudicata al Consorzio Ravennate per 10,232 milioni di euro e un ribasso del 9,451%. Le verifiche della Cassa edile impongono tuttavia al Comune di escludere il consorzio romagnolo: l’appalto viene così riaggiudicato alla veneziana Sacaim per una cifra di 11,130 milioni.

8 ottobre 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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