Parla la vedova: «Maurizio non si è ucciso»

Morto al Bassone
(a.cam.) «Maurizio non si è suicidato. Ne siamo certi e chiediamo giustizia». I familiari di Maurizio Riunno, 28 anni, morto il 31 ottobre scorso nel carcere del Bassone, non credono alla tesi del gesto volontario.
«È arrivata l’ora di dire basta – dice la vedova, Marta – Non si possono più sentire queste morti misteriose. Capita troppe volte che le persone muoiano in un ambiente che dovrebbe essere protetto».
Il giovane era stato arrestato dieci giorni prima, accusato di un sequestro di persona messo in atto per “sanare” uno sgarro compiuto a un boss di mafia. È stato trovato morto nella sua cella. Impiccato con un lenzuolo.
La Procura di Como ha aperto un’inchiesta per istigazione al suicidio, un atto dovuto per poter effettuare l’autopsia.
L’esame avrebbe però confermato la morte per asfissia.
«Non può essersi tolto la vita – grida però la vedova – Il giorno prima mi aveva scritto una lettera. Era tranquillo e mi chiedeva penne e buste per scrivermi altre lettere».

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