Parla l’esperto di dipendenze Sforza: «Shaboo, mix di eccitazione e depressione»

Il dottor Michele Sforza

Una dose di shaboo pesa solo 0,1 grammi. Sul mercato ha un prezzo ben più alto rispetto agli stupefacenti tradizionali, dagli 80 fino a 100 euro a “carica”, laddove, oggi, i prezzi delle altre sostanze sono crollati.
Nel boschetto di Rogoredo, a Milano, la piazza di spaccio maggiore del Nord Italia, con circa mille clienti in un giorno medio, un’inchiesta del “Corriere della Sera” ha recentemente stilato un tariffario dello sballo. Una dose di eroina gialla viene ceduta anche a 3 euro, per una media di 5 euro, una di cocaina dai 5 ai 6 euro.
Il cosiddetto speed ball, che è l’insieme delle prime sostanze, attorno ai 10 euro. E ancora, hashish a meno di 10 euro al grammo, già “bagnato” di metadone per aumentare la dipendenza. Lo shaboo, invece, rimane confinato a una nicchia di consumatori e mantiene così i suoi prezzi elevati. Ha effetti collaterali devastanti: atteggiamenti violenti, perdita del sonno, ma pure dei denti e dei capelli. Si tratta di una sostanza inodore, proveniente dalle Filippine, praticamente impossibile da intercettare con i cani antidroga anche negli aeroporti. Si racconta che lo spaccio fosse nelle mani alla malavita cinese.
Ma come fa ad avere appeal una droga dagli effetti così devastanti sul fisico? Michele Sforza, psichiatra e psicanalista, direttore del Centro per lo studio e la terapia delle psicopatologie, alle Betulle di Appiano Gentile, da anni si trova ad affrontare i danni provocati anche dallo shaboo sui suoi pazienti.
«Si tratta di una sostanza sintetica, come un’anfetamina, è una metanfetamina – spiega il dottor Sforza – È un eccitante che dà una sensazione immediata di forza, un breve stato a cui segue una altrettanto potente condizione di depressione».
Queste caratteristiche la rendono maggiormente pericolosa rispetto alle altre droghe? Favoriscono la dipendenza?
«Purtroppo ogni droga e ogni dipendenza ha le sue caratteristiche. Oggi, sempre più spesso, ci troviamo ad affrontare nei pazienti il passaggio da una sostanza all’altra, con effetti collaterali sulla psiche, ma anche sulla vita delle persone».
È vero che si sta ancora abbassando l’età delle dipendenze da stupefacenti?
«Confermo che sono sempre di più i giovani che finiscono su questa strada. Quasi sempre si parte da sostanze che non generano alcun allarme, soprattutto dall’alcol. Oppure dalla cannabis, considerata poco più di una sigaretta di tabacco. In alcuni soggetti più fragili e predisposti, alcol e cannabis hanno un effetto “gate”, cancello, verso altre sostanze. In breve si crea quello che possiamo definire un circolo vizioso, un “loop” che porta alla dipendenza e ai devastanti effetti sulla persona».

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