Parlano i produttori. Il mercato russo oggi è fondamentale per il mobile

alt Lo spettro della crisi
Parlano i produttori brianzoli. E Molteni (Lega) chiede il conto a Renzi
(f.bar.) «Se la crisi in atto dovesse portare a un congelamento del mercato russo, di imprenditori nel settore legno-arredo ne rimarrebbero in vita ben pochi». Parole che non lasciano presagire nulla di positivo quelle pronunciate da Domenico Rugiano, patron della Mice di Cantù, azienda attiva in Russia da più di 20 anni.
«Siamo molto preoccupati per l’evolversi del conflitto economico-politico con la Russia. Alcuni colleghi hanno disdetto la partecipazione a una fiera imminente a Mosca

. Altri da San Pietroburgo, dove hanno degli uffici, mi raccontano di come da un po’ i telefoni non squillino più». aggiunge Rugiano che, quando il Muro di Berlino era ancora in piedi, sbarcava in Russia. «Anche noi iniziamo ad avvertire un certo rallentamento anche se non ancora quantificabile. La realtà si sta congelando». Da inizio di agosto – va ricordato – il blocco delle importazioni agroalimentari deciso da Vladimir Putin sta mettendo in ginocchio diversi comparti. La lista dei prodotti embargati potrebbe allargarsi a settori strategici, in particolare il tessile e, appunto, l’arredamento. Da qui le tensioni. Intanto i ricordi del passato sbiadiscono davanti ai problemi internazionali di oggi. «Ci contattarono ormai più di 20 anni fa per creare, in un palazzo di proprietà dell’Aeroflot, uno store di soli prodotti italiani. Dalle scarpe, al cibo e appunto all’arredamento – ricorda sempre Rugiano – Poi non se ne fece nulla ma un tempo si facevano grandi affari. E noi ci siamo affermati. Abbiamo infatti lavorato per nomi illustri del Paese. Anche per Vladimir Putin. In questo clima ciò che serve è un lavoro di diplomazia e non le sanzioni». «Abbiamo sentito i nostri agenti in Russia pochi giorni fa – spiega Simone Bellotti, export manager di Riva 1920 – La situazione è in divenire e non abbiamo dati precisi su criticità già scoppiate. Certo è che non nascondiamo le preoccupazioni di possibili rappresaglie in materia economica. Ciò che inoltre ci allarma è la svalutazione del rublo che ha fatto segnare anche un meno 20% rispetto al 2013. Così, ciò che un cittadino russo pagava 10mila euro, oggi se lo ritrova a 12mila».
«Noi lavoriamo bene in Russia – gli fa eco il titolare Maurizio Riva – dove siamo sbarcati 18 anni fa e oggi questo mercato assorbe il 10-12% del nostro fatturato».
Nel frattempo si muove la politica. Nicola Molteni, deputato canturino della Lega Nord ha annunciato un’interrogazione sul tema. «Le contromosse russe alle sanzioni europee rischiano di far crollare il distretto del mobile e del design brianzolo e canturino. L’export con la Russia è vitale per le nostre aziende, chiudere i ponti per compiacere gli alleati e per la poltrona della Mogherini è follia pura – dice Molteni – Presenteremo il conto a Renzi. Il governo sta mettendo i bastoni tra le ruote alle aziende, compromettendo il rapporto solido e duraturo con Mosca». Tornado al mondo delle imprese, è sempre più viva la preoccupazione per possibili contraccolpi economici.
«Quando siamo andati per la prima volta in Russia 16 anni fa era tutto differente. Era un mercato nuovo e le occasioni erano tante. E noi siamo cresciuti nel tempo. Purtroppo prima con la recessione e adesso con la crisi internazionale abbiamo avvertito già uno stop negli ordini – dice Claudio Del Bello della DBF di Cantù – Una situazione caotica e allarmante che tutti noi speriamo si possa allentare».
Ma c’è anche chi osserva la situazione da una posizione differente.
«Da 15 anni lavoriamo proprio in quel mercato. Personalmente posso dire che non stiamo risentendo in alcun modo della situazione attuale – interviene Simona Orsenigo di Boiserie Italia di Cantù – Va anche detto come il nostro sia un prodotto di lusso che sinceramente risente molto poco di dazi, svalutazione, burocrazia o altro. Noi lavoriamo anche con l’Ucraina e in questo caso invece tutti gli ordini sono stati, per ora, sospesi». Infine un’ultima voce. «Per fortuna possiamo contare su un grande vantaggio. Nostro padre in passato è stato molto lungimirante – racconta Francesca Meroni di Meritalia – ed è andato alla scoperta di mercati come la Russia tanti anni fa, creando una rete di rapporti e di clienti molto solida. E questo è utilissimo soprattutto in momenti difficili come quello attuale. Abbiamo ormai molti clienti di altissimo livello e tutto sommato non avvertiamo, almeno per ora, i problemi che altri patiscono».

Nella foto:
Domenico Rugiano, patron della Mice Versailles, nella sua sede di Cantù

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