Parti civili all’attacco della Rho: «Era una Maga Circe»

Como, Tribunale Palazzo di Giustizia

La difesa: «La regia non era sua. Non conosceva nemmeno gli esecutori del delitto»

Giornata “calda” nel processo di Appello per l’omicidio di Alfio Molteni, architetto di Carugo ucciso sul cancello di casa la sera del 14 ottobre 2015.
La parola è passata in apertura alle parti civili, con i legali dell’ex moglie e del primo figlio di Molteni (avvocato Daniela Figini), delle figlie minorenni nate dal secondo matrimonio dell’architetto (rappresentate dal curatore speciale Giovanni Ceola), e del fratello e del padre della vittima, difesi da Ivana Anomali. Quest’ultima in particolare ha attaccato le parole che erano state pronunciate, nella precedente udienza, da Daniela Rho.

La donna, con Alberto Brivio, è accusata di essere la mandante del delitto con l’intenzione di screditare il marito di fronte al giudice che avrebbe dovuto decidere sull’affidamento delle figlie. Quello che doveva essere un avvertimento, per un errore degli sgherri assoldati per l’occasione, si tramutò in un omicidio.

«Una Maga Circe», è stata la definizione data alla Rho dall’avvocato Anomali, «che non può dire di condividere il dolore della famiglia Molteni, perché quel dolore l’ha causato lei».

Parole pesanti, cui hanno replicato i legali della difesa della Rho (Giuseppe Sassi e Walter Gatti) che hanno invocato l’assoluzione per carenza dell’elemento soggettivo. «Non ha condiviso l’omicidio – hanno detto – Non conosceva nemmeno gli esecutori. La regia è stata di terzi».
Udienza che ha poi visto gli interventi delle difese di Giuseppe De Martino, sospettato di essere stato presente sul luogo dell’agguato, e dei legali di Giovanni Terenghi (Paolo Camporini e Francesca Beretta), l’investigatore privato accusato non del delitto ma di un ruolo negli atti intimidatori.

Si torna in aula il 7 febbraio quando parlerà la difesa di Alberto Brivio e di Vincenzo Scovazzo.

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