Passaggio Rosso-Arancione, gli ospedali dicono “no”. Irrisolti i problemi di trasporti pubblici e assembramenti

Como zona rossa

Passaggio per la Lombardia, dopo il 27 novembre, da Area Rossa, ovvero di rischio alto e trasmissibilità del virus non controllata, ad Area Arancione (rischio medio-alto). Questo significherebbe libertà di movimento dentro il comune di residenza, apertura delle attività commerciali e lezioni in presenza per seconde e terze medie.
Secondo il presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, si tratta di un evento possibile e auspicabile, ma cosa ne pensano i vertici delle strutture sanitarie del territorio? L’invito è alla prudenza sia da parte dell’Asst Lariana (Sant’Anna, Cantù, Menaggio e Mariano) sia dal Valduce di Como.
«È verosimile che la decelerazione della curva epidemica si avvertirà sui nostri territori fra qualche tempo, ora siamo ancora impegnati a gestire l’emergenza Covid» sottolinea Fabio Banfi, direttore generale dell’Asst.
«Tutti gli interventi mirati a contenere la diffusività del virus non possono sottostare ad eccessive semplificazioni, devono essere sartorialmente declinati su ogni ambito sociale – aggiunge Banfi – in ordine alla priorità rappresentata dall’evitare assembramenti e promiscuità».
Se si dovesse riaprire, insomma, sarà necessario intervenire su alcune questioni prioritarie.
«È assolutamente rilevante affrontare e monitorare problematiche come i trasporti e l’orario delle attività produttive – dice sempre Banfi – che dovrà essere maggiormente dilatato nell’arco della giornata per garantire accessi in condizioni di maggiore sicurezza».
«È utile ricordare – conclude il direttore dell’Asst Lariana – l’importanza dell’utilizzo delle mascherine, di provvedere al lavaggio delle mani e tenere il distanziamento sociale. Se dobbiamo convivere con il virus, al di là di ogni variazione cromatica, non possiamo fare a meno di porci questi problemi».
L’invito a un atteggiamento prudente sulla situazione viene ribadito anche dal segretario generale dell’ospedale Valduce di Como, Mauro Turconi.
«Impossibile dire che oggi non ci siano più rischi correlati ai contagi. I nostri letti Covid sono ancora tutti occupati e al pronto soccorso si registrano nuovi accessi giornalieri sia a causa del virus sia per altre necessità – commenta Turconi – Sicuramente in questa fase possiamo dire di assistere a una pressione minore rispetto a dieci giorni fa, ma condivido il pensiero del direttore dell’Asst Lariana sulla necessità di ponderare bene qualsiasi strategia verso nuove aperture». Turconi ricorda anche le particolarità della stagione fredda.
«Presto potrebbe arrivare l’ondata influenzale. Qualsiasi scelta dovrà tenere conto di molteplici fattori – aggiunge – Comprendo in pieno le esigenze di alcune categorie economiche fortemente penalizzate dalle chiusure. Penso ai negozi sotto Natale, ad esempio. Allo stesso modo, fino all’arrivo dei vaccini noi dobbiamo convivere con il virus. Gli effetti di qualsiasi provvedimento si vedono a circa due settimane di distanza, credo sia ancora il momento della prudenza».
«Certo, le scelte sui colori delle regioni o delle province sono decisioni di tipo politico, che devono tenere conto di diversi elementi e fattori, non soltanto della pressione sugli ospedali. Dal nostro osservatorio però è presto per dire che l’emergenza si sia conclusa» conclude.
La stessa prudenza viene predicata da chi studia il fenomeno Covid dal punto di vista matematico e statistico, tra curve e indici di contagio. «Si sta andando verso una situazione migliore rispetto a quella di prima da tutti i punti di vista, sia a livello nazionale sia lombardo, dove soltanto Varese e Como faticano a scendere, ma sono comunque in riduzione – dice Davide Tosi, esperto di computer science e analisi dei big data, ricercatore del Dipartimento di Scienze teoriche e applicate all’Università dell’Insubria e aggiunto alla Bocconi di Milano – Allentare ora anche secondo me può essere rischioso. Dobbiamo essere rigidi e rigorosi ancora per un po’, fino a quando vedremo scendere la curva, in modo da poter allentare probabilmente sotto Natale. In caso contrario il rischio potrebbe essere un rimbalzo a metà dicembre, con risalita dei casi e un vero lockdown sotto Natale».
Detto questo, gli indicatori stanno confermando un rallentamento dell’ondata.
«C’è proprio un accenno di discesa sui contagi giornalieri in Italia e in Lombardia siamo al picco, prepariamoci a scendere anche qui a breve – conclude Tosi – anche per questo sarebbe sbagliato riaprire ora».

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