Patenti false, prevale il silenzio. Solo uno degli indagati risponde

Prevale la scelta del silenzio tra gli arrestati nell’ambito dello scandalo patenti degli autotrasportatori. Ieri, davanti al giudice sono sfilati i cinque indagati che hanno ottenuto gli arresti domiciliari. Tutti, ad eccezione di uno hanno preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, come già avevano fatto i sette rinchiusi in carcere al Bassone. Confermate dunque al momento tutte le misure restrittive. Il dirigente della Motorizzazione arrestato intanto si è autosospeso da ogni incarico, in attesa di chiarire la sua posizione sulla vicenda giudiziaria.
Ieri, davanti al giudice Luciano Storaci, in tribunale a Como sono sfilati Andrea Catelli, 31enne residente a Uggiate Trevano, della omonima autoscuola; Marika De Angeli, 44 anni, varesina, dipendente dell’agenzia Luigi; Luigi Conti, 73 anni, varesino, procuratore speciale della stessa autoscuola; Luigi Frontini, 73 anni residente a Carbonate e a sua volta procuratore della medesima autoscuola e infine Moreno Carboni, 57enne di Dongo, gestore dell’autoscuola Albini.
Solo il primo, secondo quanto trapelato avrebbe accettato di rispondere alle domande. E avrebbe parlato per precisare di non essere informato della presunta falsificazione dei registri sui corsi obbligatori per gli autotrasportatori e per spiegare di non essersi mai reso conto del denaro incassato dall’agenzia per i certificati fasulli. Gli altri quattro indagati agli arresti domiciliari si sono invece avvalsi della facoltà di non rispondere. La stessa strategia che era già stata seguita, mercoledì scorso, dagli arrestati: Antonio Pisoni, 60enne varesino, funzionario della Motorizzazione; Roberta Bernasconi, 52 anni, residente a Uggiate Trevano, dell’autoscuola Catelli; Nicolò Catelli, della omonima agenzia, 27enne residente a Olgiate; Alessandro Rinaldo Conti 39enne varesino, socio e amministratore dell’autoscuola Luigi; Ivan Privitera, 42enne varesino collaboratore della stessa agenzia; Sergio Soldati, 48 anni di Como, dipendente della Parmalat responsabile impiegato nel deposito di Segrate, nel Milanese e infine Andrea Carboni, 33enne residente a Dongo, amministratore dell’autoscuola Albini.
Nessuno tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare ha chiesto al momento la scarcerazione o una misura più leggera. Probabilmente, saranno sentiti dal magistrato. Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione e falso e, per alcuni, anche di associazione a delinquere.
Nell’indagine sono finiti anche gli oltre 300 autotrasportatori che avrebbero pagato per ottenere i certificati senza frequentare i corsi o, in decine di casi, per farsi compilare la scheda d’esame dal funzionario della Motorizzazione arrestato. Per tutti, oltre al ritiro della patente, è scattata la denuncia per corruzione.
Anna Campaniello

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