Patrimonio storico-artistico comasco poco valorizzato: 78° posto della classifica italiana

Grandi potenzialità, specie nel design e nell’architettura, ma anche tanto lavoro da fare nella valorizzazione del patrimonio artistico e storico e quindi del sistema museale che ne perpetua la memoria, da tempo punto dolente a Como e non solo.
È la fotografia del sistema culturale comasco, basata sugli ultimi dati a disposizione che risalgono allo scorso anno, che ci mette sotto l’albero di Natale Unioncamere. Con la Fondazione Symbola, l’ente pubblica l’ottava edizione del rapporto “Io Sono cultura 2018. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”.
Un’analisi che prende in esame le attività di «musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, ma anche di industrie creative e di made in Italy».
Tutto ciò che insomma fa della cultura un elemento produttivo e un motore trainante dell’economia anche in chiave di sfruttamento turistico.
Dove andiamo bene
Siamo a Natale e quindi tutti “più buoni”. Vediamo quindi cosa nella classifica fa eccellere il Lario. L’indice di produttività è stato misurato in termini di «valore aggiunto prodotto, di occupazione creata e di numerosità imprenditoriale». Como si colloca al 27esimo posto della classifica italiana con un’incidenza del 5,2% sul totale valore aggiunto provinciale (in valori assoluti si tratta di 791 milioni di euro).
«Un piazzamento importante – commenta la Camera di Commercio di Como – in quanto il capoluogo lariano è terzo a livello regionale per “industria della cultura”, dietro a Milano e a Monza Brianza».
Nelle graduatorie per incidenza del valore aggiunto per settori, la provincia di Como spicca per il design (2° posto in Italia), l’architettura (6° posto), l’editoria (13°).
Dove possiamo migliorare
A Natale si è buoni ma dobbiamo anche dire la verità. Non fa sconti il rapporto della Camera di Commercio quando sottolinea allora che «risultano assolutamente da sviluppare le attività relative al patrimonio storico ed artistico (vale a dire le attività svolte in forma di impresa aventi a che fare con la conservazione, la fruizione e la messa a valore del patrimonio – musei, biblioteche, archivi, gestione di luoghi o monumenti, ecc.), in cui Como si è piazzata solo al 78° posto della classifica italiana».
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, quindi? Se traduciamo i numeri fin qui sommariamente esposti in posti di lavoro e quindi di persone e famiglie cui è garantito un futuro, possiamo osservare che nel 2017 gli addetti delle imprese culturali italiane ammontavano a circa 1,5 milioni di persone, pari al 6,1% del totale degli occupati, in crescita del +1,6% rispetto al 2016. Per quanto riguarda la provincia di Como, l’ambito culturale ha impiegato circa 15mila addetti, pari al 6,1% della forza lavoro complessiva lariana (al terzo posto in Lombardia dopo Milano e la altrettanto a noi vicina Monza Brianza, provincia di recente istituzione che è però particolarmente virtuosa su questo versante economico con un’incidenza del 7,3%).
Nella graduatoria delle province per incidenza degli occupati nel 2017 Como si è piazzata al 20esimo posto della classifica nazionale (in Lombardia come detto dietro solo a Milano, 1° posto, e a Monza Brianza, 7° posto). Anche considerando gli addetti la provincia di Como spicca per il design (2° posto in Italia), l’architettura (9° posto), l’editoria (10°). Si conferma la debolezza delle attività relative al patrimonio storico ed artistico, in cui Como si è piazzata solo all’81° posto della classifica italiana.
Il turismo
Con riferimento alla provincia di Como lo studio stima che la spesa turistica attivata dal sistema produttivo culturale e creativo sia pari al 56% del totale provinciale, collocando il territorio lariano al decimo posto della graduatoria nazionale.
Tra le province lombarde fa ancora meglio Monza Brianza dove il sistema culturale e creativo genera il 65,9% della spesa turistica provinciale (5° posto assoluto in Italia).

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