Patrimonio strategico in vista dell’Expo 2015

altLe prospettive tra radici e innovazione
Una carta d’identità importante da giocare per il rilancio del turismo

(l.m.) Piatti rozzi e gustosi come la polenta “uncia” che convivono con raffinate terrine di mousse di pesce di lago, in un territorio che un tempo è stato una delle mete turistiche europee lacustri più gettonate.
La filiera dell’enogastronomia è certamente una delle risorse più importanti del nostro Paese. E in tale contesto – polifonico e dalle mille opportunità di sviluppo – la cucina del Lario può essere una carta d’identità importante da

giocare per il rilancio del turismo locale. Si fa sistema anche con pesci, polenta e creatività ai fornelli. Anzi, qualcuno degli chef che abbiamo interpellato per preparare questo inserto speciale sulla filiera dei sapori locali, dai produttori ai ristoratori, che non a caso esce quando stanno riaprendo uno dopo l’altro i grandi alberghi del Lario, ha tenuto a precisare senza mezzi termini una verità che sembra lapalissiana ma non lo è: è vero, il pesce persico offerto nei nostri mercati è spesso di provenienza straniera, ma quel che conta è saper fare bene una polenta.
Specie se in prospettiva si considera l’ormai imminente appuntamento con l’Expo 2015 che sarà non solo un polo di attrazione per milioni di visitatori ma un’occasione fondamentale per ragionare su temi forti come l’alimentazione e lo sviluppo ecosostenibile. Comunque, la tenacia con cui tanti cuochi e ristoratori supportati dai produttori locali cercano di sostenere la cucina tipica, magari innestandola e aggiornandola con saperi e sapori contemporanei nel segno di una doverosa innovazione, ha il benefico effetto di non far spegnere una tradizione che merita di essere difesa come patrimonio dalle radici antiche, troppo spesso messo in sordina di fronte ad altri territori certo più ricchi di materie prime ma anche più pronti a rivendicare meriti culinari specifici o tradizioni alimentari locali. In tema di radici, varrà la pena oggi alle 18 fare un salto al Museo Archeologico Paolo Giovio di piazza Medaglie d’Oro 1: la conferenza “Fuoco e tempo: formule magiche ed empiriche per la cottura” sarà tenuta da un’autorità come il comasco Alberto Capatti, rettore emerito dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. È vero, sul Lario non abbiamo vocazione per virare a una produzione e quindi a un’accoglienza gastronomica su scala industriale ma forse è un bene: la vocazione che abbiamo e su cui si può puntare è quella all’eccellenza.

Nella foto:
Un modo per tenere viva la memoria di antichi sapori sostenendo il turismo locale: la tradizionale “cena medievale” sotto il Broletto in piazza Duomo nell’ambito del “Palio del Baradello“ (Fkd)

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