Patrizia Maesani lascia Fratelli d’Italia

Palazzo Cernezzi

Patrizia Maesani lascia Fratelli d’Italia. La decisione è stata comunicata lunedì sera dalla diretta interessata, prima della seduta di consiglio comunale. La delusione sul fronte nazionale ma soprattutto quella a livello locale, dove è cresciuto, nei mesi scorsi, il numero delle scelte della maggioranza non condivise, hanno spinto il consigliere comunale e presidente della Commissione 2 a lasciare il partito di Giorgia Meloni per passare nel gruppo misto. «Mi è impossibile condividere in toto la linea politica ed ancor più la subalternità del mio ex partito alla Lega – ha dichiarato alla sala Patrizia Maesani – E mi chiedo dove sia finita la destra sociale, dove siano finiti gli uomini della destra sociale. Se fino alla scorsa estate credevo in questo governo locale, da settembre in poi ho compreso che la deriva di questa amministrazione, spaccata e sorda, era inconciliabile con una visione liberale del mondo e della politica come la mia. La destra radicale non è la mia destra».
E nella dichiarazione d’addio non vengono risparmiati gli esempi. A partire dalle polemiche che hanno portato alla costituzione della commissione speciale Sicurezza che «è nata in una clima avvelenato e con strappi difficili da ricucire se non con una buona dose di opportunismo che a me non appartiene. Il sindaco pur di non farla nascere ha persino digerito il cambio di casacca di un assessore che sino ad allora non aveva certo brillato di gran luce (il riferimento è all’uscita dalla giunta di Francesco Pettignano sotto le insegne di Forza Italia per rientrarci pochi giorni dopo con la maglia di Fratelli d’Italia, ndr)», ha spiegato la Maesani che si è poi spinta nel campo sociale condannando duramente altre decisioni. «Continuate a fare la guerra alle mimose ma a Como i problemi sono ben altri – dice Maesani riferendosi alla linea dura contro i venditori abusivi – Sono il dormitorio di via Sirtori che chiuderà definitivamente ma voi fate finta di niente, loro sono gli invisibili e al massimo ci penseranno quegli scomodi di Don Giusto o di Bernasconi. E c’è poi lo scoramento dell’amico Marco Galli, il fuoco amico sulla seria attività impostata da Marco Butti sull’urbanistica (il primo riferimento è alla Ticosa)». Accenni anche a problemi quali «Comoacqua, il dossier Viadotto e i temi sociali affrontati solo in salsa muscolare». E così alla fine la decisione: «Con sofferenza e tanta, tanta amarezza comunico che uscirò dal gruppo di Fratelli d’Italia».

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