Pd, la scissione costa il 15% delle tessere. Segreteria cittadina, in gara almeno tre candidati

Partito Democratico

La scissione a sinistra costa al Pd tra il 10 e il 15% degli iscritti. Mancano ormai pochi giorni alla chiusura del tesseramento e in via Regina si fanno i conti sulle adesioni al partito.
Nei giorni scorsi alcuni articoli pubblicati sulla stampa nazionale parlavano di allarme rosso per la tenuta organizzativa dell’ultima forza politica che, in Italia, ha scelto di continuare ad avere una struttura fatta di militanti e sezioni.
La disaffezione colpisce inesorabile anche i Democratici, i quali non sono certo immuni dalla crisi di partecipazione che negli ultimi anni ha investito in pieno tutti i partiti della sinistra europea.
«Termineremo il tesseramento alla fine dell’anno – dice Paolo Panizzolo, responsabile organizzativo del Pd di Como – Credo che alla fine subiremo una flessione attorno al 10-15% di iscritti». In termini assoluti si parla di circa 150 tessere in meno rispetto al 2016, anno in cui avevano aderito al Partito Democratico lariano 1.085 persone. «La situazione è la stessa più o meno in tutti i territori della Lombardia – aggiunge Panizzolo – paghiamo evidentemente la scissione e un anno particolarmente complicato».
Congresso in vista
In attesa di contare i tagliandi delle tessere, il Pd del capoluogo si appresta a celebrare il congresso.
Il segretario cittadino uscente, Stefano Fanetti, è dimissionario da mesi. Da settimane si sono invece conclusi i congressi di circolo e rimane da riempire un’unica casella, quella appunto della segreteria.
Dopo alcune schermaglie iniziali, sembrano essere arrivate in dirittura finale tre candidature.
La prima è quella di Matteo Legnani, già segretario dei giovani Dem e figlio dell’ex presidente del consiglio comunale. Legnani è appoggiato dal gruppo che fa riferimento a Luca Gaffuri e allo stesso Fanetti. La seconda è quella di Matteo Introzzi, un passato da dirigente di Italia dei Valori e un presente caratterizzato da un forte legame politico con la parlamentare Chiara Braga e con l’ex sindacalista Fausto Tagliabue. La terza, infine, è quella di Giuseppe Doria, storico dirigente sindacale – è stato segretario provinciale e regionale della Uil apertamente appoggiato dalla componente socialista e riformista.

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