Pedemontana: Como cenerentola d’Italia

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di Giorgio Civati

Ci sono fatti che hanno un valore reale, effettivo e concreto. Ma anche valenze simboliche, che evidenziano un contenuto che va oltre cifre e numeri. È questo il caso dell’aumento delle tariffe dei transiti di Pedemontana Lombarda, scattati da inizio anno – e quindi da pochi giorni – in un momento storico che peggiore non poteva essere.

Proprio adesso pare definitivamente abbandonata l’idea di completare la tangenziale comasca con il secondo lotto, lasciando così già un’abbondante dose di “amaro in bocca” a quanti da queste parti ci speravano. Per di più anche la Pedemontana stenta a proseguire: doveva rappresentare un’alternativa più a nord delle tangenziali milanesi e delle autostrade già esistenti e invece resta – anch’essa – tristemente incompiuta. Parte da Varese ma non arriva per ora e da anni dalle parti di Bergamo. E chissà se ci arriverà mai. E intanto quasi tutti gli altri aumenti delle tariffe autostradali sono stati bloccati. Quelli della Pedemontana no.

Insomma, ragionare su un ritocco all’insù delle tariffe “solamente” dello 0,8% significa poco. Dietro i numeri c’è ben altro. La consueta e scarsissima considerazione da parte di Roma ma pure di Milano di un territorio come quello comasco he pure ha bisogno come l’aria di infrastrutture e strade, e poi il poco peso che ha il Lario  a livello nazionale.

In un mondo nel quale, purtroppo, valgono gli apparentamenti e le provenienze, i bacini elettorali più delle reali necessità, la provincia di Como appare debole, debolissima. Abbiamo parlamentari e rappresentanti in Regione, è vero, ma da anni solo pochissimi hanno potuto e saputo incidere davvero sulle politiche nazionali.

Abbiamo, poi, anche una scarsa voglia di fare squadra, una tendenza a sottovalutare tavoli e commissioni – per dire, il consorzio che gestisce le dighe di Olginate e regola quindi i livelli delle acque del lago non ha alcun rappresentante della città di Como – e forse anche una specie di superbia che ci porta a pensare che il lago più bello del mondo possa bastare a sé stesso e a noi. E invece non è così.

Servono strade, opere pubbliche, infrastrutture. Dalla Pedemontana ai più banali bagni pubblici per turisti passando per quelle paratie che dovevano rilanciare e abbellire il lungolago del capoluogo e sono monumento all’incompetenza fino ai parcheggi in Ticosa prima del rilancio totale e definitivo di quell’area.

Se, dunque, andare da Lentate sul Seveso a Cassano Magnago dall’inizio dell’anno costa quasi 5 euro e se la Como-Milano è autostrada tra le più care d’Italia non è solo questione di soldi. Intendiamoci, anche i soldi hanno il loro valore e la loro importanza, ma a fare più male è soprattutto l’ennesimo schiaffo che ci siamo presi, quasi senza rendercene conto e probabilmente senza reazioni nei giorni a venire. Como, cenerentola d’Italia. Come ci piacerebbe se qualcuno di noi, gente qualunque o rappresentanti istituzionali, finalmente imparasse a picchiare i pugni sul tavolo a Milano e a Roma nell’interesse del territorio.

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