Pedemontana, il dossier dell’Anticorruzione accende la polemica

L'autostrada Pedemontana Lombarda

«Al momento non rilasciamo alcuna dichiarazione. Stiamo preparando un comunicato stampa che diffonderemo nelle prossime ore».
Maurizio Salvatore Lombardo, presidente di Pedemontana, reagisce così al duro dossier con cui l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) ha “bocciato” la gara d’appalto per l’assegnazione dei lavori della tratta A dell’autostrada pedemontana, del primo lotto della tangenziale di Varese e di quello di Como.
L’appalto era stato vinto nel 2007 dal gruppo Rti Impregilo. L’importo fissato allora era di 629,7 milioni di euro (di cui 579,1 milioni di euro per i lavori veri e propri).
Nella relazione stilata dall’Anac si evidenzia però una crescita dei costi del 47%, ovvero un aumento di 296,2 milioni di euro legato essenzialmente a un paio di variazioni progettuali.
Allo stato attuale, dicono i tecnici dell’Anac, autostrada pedemontana e tangenziali di Varese e Como sono lievitate fino a 925,8 milioni.
Moltissimi i rilievi che sono stati mossi dall’Autorità presieduta da Raffaele Cantone. Su tutti, la violazione del «principio della immodificabilità dell’offerta, teso a garantire da un lato la par condicio fra i concorrenti, e dall’altro l’affidabilità del contraente».
In attesa delle controdeduzioni della società appaltante, che saranno affidate – come detto – a un comunicato stampa, ieri è iniziato il gran ballo dei commenti e delle dichiarazioni.
La prima delle quali è in un certo senso dirompente. Un’autentica staffilata che giunge dal sottosegretario regionale (e coordinatore comasco di Forza Italia) Alessandro Fermi. «I controlli sono sempre importanti e utili. È un bene che eventuali criticità siano state segnalate – dice Fermi – Ma mi chiedo se non vi siano similitudini evidenti con il caso delle paratie».
Il consigliere regionale Pd Luca Gaffuri giudica «importante» il lavoro di Cantone e parla di «rilievi sui quali dovranno essere dati i necessari chiarimenti». Molto più netto il capogruppo Dem in Regione, Enrico Brambilla. «A questo punto – dice – diventa ancora più urgente fare chiarezza sui costi e sulla copertura finanziaria dell’opera. C’è grande preoccupazione di sindaci e cittadini sulle incertezze finanziarie e dubbi sui tempi di realizzazione. Se non ci sono i soldi per completare l’infrastruttura la Regione deve rivedere il progetto. Non vorremmo trovarci di fronte a un altro caso Brebemi», conclude.
Una posizione simile a quella di Dario Balotta, già segretario regionale della Cisl Trasporti e oggi dirigente di Legambiente Lombardia.
«In queste condizioni la Regione dovrebbe soltanto prendere atto che è meglio un ridimensionamento drastico dell’opera piuttosto che continuare un’avventura finanziaria impossibile». Un’avventura, dice Balotta, «che rischia di tradursi in una ferita al territorio che potrebbe non rimarginarsi mai».

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