Pellegrini – Pittore delle nevi

Maestri lariani – L’artista di Albese fu un interprete dei paesaggi montani e degli sport invernali fino a vincere il primo premio alle Olimpiadi del 1912
Pittore delle nevi
Comincia e termina nell’Erbese la storia del pittore Carlo Pellegrini, nato ad Albese nel 1866, da famiglia borghese milanese – il padre Angelo era avvocato – durante un soggiorno in Brianza nella casetta di villeggiatura ereditata da uno zio.
Ne rievoca la figura, con un ricco apparato iconografico e la riproduzione di diverse opere, il recente volume Carlo Pellegrini. La Magia dei Colori (edizioni Effegiemme), scritto da Antonello Marieni, architetto erbese e appassionato conoscitore della storia locale.
Il libro sarà presentato ufficialmente dopodomani, venerdì 3 febbraio alle 21, nella sala conferenze della Biblioteca comunale di Erba, in via Joriati 6. Ingresso libero.
Le ville, i giardini e i paesaggi della Brianza costituirono il primo soggetto privilegiato di Carlo Pellegrini, che a Milano, intraprese nel 1885 gli studi di Figura e Prospettiva all’Accademia di Belle Arti a Brera e che privilegiò la tecnica a olio in uso nelle scuole accademiche del tempo, seguendo anche l’influsso dell’amico Gabriele Bruniati di Albese, allievo di Hayez e compagno di Gola e Previati. Ne è una testimonianza il pregevole dipinto conservato nel municipio di Erba raffigurante la Villa Bassi-Roncadier ad Albese, una veduta di fine cromatismo, fra la luce e le ombre in gioco sul caseggiato e la ridente solarità delle colline.
Dopo complesse e dolorose vicende familiari, tra cui la morte del figlio a soli 10 anni, e la partecipazione a diverse esposizioni, intorno al 1896 l’artista prescelse il soggetto della montagna, destinato a distinguerlo e a portarlo a una fiorente produzione artistica, e si trasferì poi in Svizzera, dove visse tra il 1900 e il 1917.
Le numerose riproduzioni presentate nel libro offrono raffinate vedute dei paesaggi alpini e insieme un forte rimando all’epoca in cui furono dipinte e a personaggi e situazioni che la connotano.
Se è vero che la scuola di Segantini lascia una traccia nella struttura compositiva di qualche soggetto di genere popolare – il pascolo presso un laghetto, montanari che guidano una slitta da trasporto – la montagna ritratta da Pellegrini è spesso popolata di signore e giovanotti ben vestiti, sciatori e pattinatori slanciati, ragazzi ridenti in discesa sulle slitte: un ritratto del turismo alpino della Belle Époque, che non disgiunge mai la pratica sportiva da una certa eleganza.
Corollario di questa predilezione saranno i sempre più importanti incarichi commissionati a Pellegrini per la realizzazione di cartoline e manifesti pubblicitari – ricordiamo quelli per la ricca produzione di cromolitografie tratte dai suoi paesaggi, dipinti non più a olio, ma a tempera.
Dipingere in alta montagna comportava infatti difficoltà tecniche notevoli per il trasporto e per la lenta asciugatura dei colori a olio; soprattutto, la leggerezza e la versatilità dei colori a tempera ben rispondevano alla resa dei paesaggi silenti del pittore, rarefatti e composti di pochi e sapienti tratti, modulati in delicate ed essenziali sfumature.
Nelle sue vedute di montagna e degli sport invernali la neve sembra la protagonista di un incanto, con le sue ampie distese quasi metafisiche solcate dalle tracce degli sci e la delicata accensione della luce solare sui pendii, sulle spalle degli sciatori in sosta, sui tetti innevati e sonnolenti.
Nel 1912, Pierre de Coubertin scrisse all’artista in occasione del concorso di pittura indetto per i Giochi Olimpici di Stoccolma. Carlo Pellegrini vi ottenne il primo premio, con la medaglia d’oro.
L’artista lasciò la Svizzera e si trasferì in Brianza nel 1917, aprendo uno studio in Villa Clerici. Il pittore divenne inoltre presidente della Pro Erba ed entrò a far parte della Consulta Municipale. Si spense in Brianza, ad Albese con Cassano, nel 1937.
Si ricorda la sua partecipazione alla mostra di “Artisti Comaschi” al palazzo del Broletto di Como, in piazza Duomo, nel 1931, con un’apprezzata veduta del Cervino, e con il privilegio di vedere le sue opere esposte di fronte a quelle del grande architetto Giuseppe Terragni.

Giuliana Panzeri

Nella foto:
Un dipinto di Carlo Pellegrini ispirato agli sport invernali

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