Pendolarismo del pieno, ecco gli effetti. Doppio licenziamento a Tavernola

Gaetano Russotto: «Tra quattro anni sarei andato in pensione»
Fino a qualche settimana fa era un rischio generico, uno spettro che comunque sembrava lontano. Oggi, l’allarme licenziamento per i benzinai alle prese con l’esodo in Svizzera dei clienti inizia ad avere nomi e cognomi. Si è trasformato in un dramma reale, in lettere firmate dai titolari delle pompe di benzina che sanciscono la fine del rapporto di lavoro con i loro dipendenti.
«Abbiamo bisogno di aiuto subito – ripete Daniela Maroni, presidente dei benzinai di Confcommercio Como – o
la catena di licenziamenti sarà inarrestabile».
Tra i primi a pagare direttamente le conseguenze dell’impennata del pendolarismo del pieno c’è Gaetano Russotto, capo piazzale della Shell di Tavernola, da 17 anni presenza fissa per i clienti della stazione di servizio. Nei giorni scorsi, si è visto recapitare una lettera di licenziamento senza appello. Come lui, anche una collega.
«E non è l’unico caso – sottolinea Daniela Maroni – Non ho ancora un numero esatto, ma sono già numerosi i dipendenti delle stazioni di servizio della zona di confine che hanno saputo di non avere più un posto di lavoro».
Gaetano Russotto ha 54 anni, una moglie, un figlio ormai adulto e un mutuo sulla casa.
«Mi chiedo cosa farò – dice – Ho 38 anni di contributi, tra quattro anni dovrei andare in pensione. Ora invece per un anno avrò il sussidio di disoccupazione, ma poi? Come faccio in questo momento a trovare un altro posto di lavoro, soprattutto in questo settore? Ho sempre lavorato bene. Con i clienti, soprattutto quelli più affezionati, c’è ormai un rapporto di fiducia significativo. Eppure non è bastato».
Il calo delle vendite è innegabile.
«Da quando sono state aumentate le accise sul carburante, la riduzione dei litri erogati è stata drastica – conferma Russotto – Il lavoro è sempre meno e le difficoltà sono innegabili».
«Certo, speravo di non dover essere io a pagare – commenta – ma purtroppo è andata male».
La presidente dei benzinai di Confcommercio è pessimista.
«Purtroppo il nostro non può che essere un grido d’allarme, una disperata richiesta di aiuto – dice Daniela Maroni – Senza un intervento immediato del governo per recepire le nostre istanze sull’allargamento della carta sconto e sull’estensione al gasolio non c’è speranza di ripresa per la categoria».
I numeri della “crisi” dei benzinai sono decisamente drammatici, peggiori di ogni altro settore.
«La riduzione del carburante venduto nella zona più a ridosso del confine è del 60% – spiega – È chiaro che i gestori non possono più pagare gli stipendi e in queste condizioni sono costretti a licenziare».
La Regione ha incontrato più volte i rappresentanti di categoria e ha portato a Roma le istanze dei benzinai del confine. Il problema è approdato sul tavolo del governo anche tramite l’interessamento dei parlamentari del territorio. Almeno per il momento però non ci sono state risposte concrete.
«Quando sono state aumentate le accise avevo chiesto ai gestori di resistere almeno per tre mesi, sperando che fosse un periodo sufficiente per ottenere risposte concrete – dice ancora Daniela Maroni – Molti fortunatamente ci stanno riuscendo, ma più passano i giorni più aumentano le situazioni critiche. Gli impianti più a ridosso del confine, naturalmente, stanno soffrendo maggiormente e in questi casi per alcuni è impossibile continuare a pagare il personale».
«Abbiamo avuto un grande appoggio dalla Regione e anche dai parlamentari locali – conclude Daniela Maroni – Ora però abbiamo bisogno che il governo capisca la drammaticità della situazione e intervenga in modo concreto senza perdere altro tempo. Come diciamo da mesi, non è interesse solo nostro ma di tutti perché ogni automobilista che va a fare rifornimento oltreconfine è una perdita per le casse italiane in termini di Iva e accise».

Anna Campaniello

Nella foto:
Tutti in Svizzera
Sono le stazioni di servizio del confine ad aver sofferto maggiormente i rincari di benzina e gasolio. Il calo degli affari, nonostante la carta sconto regionale, viene stimato nel 60%. Immediate anche le conseguenze sul personale delle stazioni, con i primi licenziamenti fatti registrare a Tavernola

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