Per la crisi, sempre più lavoratori bussano alle porte del sindacato

Aumentano le vertenze aperte dagli uffici della Cisl nel primo semestre

(f.bar.) Imprenditoria lombarda sempre più travolta dalla crisi. 
È infatti proprio la Lombardia la regione italiana con il più alto numero di fallimenti. Procedura che mette fine a un’azienda e inevitabilmente lascia a casa, da un giorno all’altro, decine di lavoratori.
Gli ultimi dati, forniti dal rapporto sull’attività degli Uffici vertenze della Cisl, sono impressionanti. Nel primo semestre di quest’anno, il sindacato ha infatti assistito complessivamente oltre 62mila lavoratori

in circa 33mila pratiche aperte per aziende in crisi.
Il numero di dipendenti comaschi che si sono rivolti agli uffici e hanno aperto una vertenza sono stati 422. Erano 399 nel primo semestre del 2012. Il picco più alto si concentra nella provincia di Milano (1.108), seguita da Bergamo (900), Brescia (736), Monza e Brianza (466), Varese (423) e, appunto, Como. Sul fronte invece degli addetti di imprese fallite assistiti dagli sportelli della Cisl, Como è a quota 221, contro i 207 del primo semestre 2012. Al primo posto Bergamo (639), seguita da Brescia (450), Varese (347), Monza e Brianza (283).
«È innegabile che questi anni di crisi abbiano causato molte chiusure. I dati sono impressionanti. Anche se, per quanto riguarda Como, si deve fare una precisazione. Sono incoraggianti le cifre relative alle nuove aziende. A quanti magari sono riusciti, pur tra mille difficoltà, a ripartire e hanno saputo assumere», spiega Gerardo Larghi, segretario generale aggiunto della Cisl dei Laghi.
Tornando all’analisi dei numeri complessivi, si registra un notevole incremento delle procedure concorsuali: dai 1.885 lavoratori assistiti si è passati ai 2.772 (+47%) in tutta la regione. Un aumento decisamente superiore rispetto a quanto avvenuto a livello nazionale, dove i lavoratori di aziende fallite rivoltisi agli uffici vertenze della Cisl sono stati 17.287, contro i 15.714 del primo semestre dell’anno scorso (+9,9%).
«Spesso, anche nel Comasco, le aziende hanno scelto la strada del fallimento anziché avviare un tentativo di rientro o cessare l’attività saldando tutti i debiti – prosegue Gerardo Larghi – Ma è altrettanto innegabile che non è sempre stato così. Inoltre, questi numeri allarmanti, va detto, sono il risultato di diversi anni di pesante recessione in riva al Lario».

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