Per la Svizzera il «caso è chiuso». Ma tra i sindacati esplode il malcontento: «Non accetteremo più una cosa simile»

Per gli svizzeri il «caso è chiuso». Ma questa dichiarazione non fa che gettare benzina sul fuoco della polemica circa il comportamento «inaccettabile» tenuto dai poliziotti ticinesi. E le lamentele arrivano da tutte le parti. «I protocolli, se ci sono e sono firmati, vanno rispettati. Non accetteremo più dalla polizia svizzera un trattamento di questo genere», tuona ad esempio Robes Ivan Roncolato, segretario provinciale del Silp-Cgil, all’indomani della pubblicazione della vicenda che ha coinvolto i due agenti delle volanti “sequestrati” in Svizzera dai colleghi della cantonale dopo che erano espatriati – con i permessi dovuti – all’inseguimento di un ubriaco in fuga. E come lui, anche Paolo Tabbacco del Siulp: «Gli svizzeri hanno esagerato, episodi come questo intaccano la serenità». Ed Ernesto Molteni, segretario del Sap: «Abbiamo chiesto che venga tutelata la dignità della polizia italiana».
La segnalazione dell’accaduto, tra l’altro, è finita anche sul tavolo del ministero dell’Interno, oltre che su quello già noto del ministero degli Affari Esteri. Ma torniamo ai sindacati di polizia, ancora basiti e infastiditi da quanto accaduto.
«Con la polizia svizzera i rapporti sono sempre stati cordiali – prosegue Roncolato – Ma di certo se uno commette un reato ed espatria in Italia, noi perseguiamo il reo e non i poliziotti svizzeri che lo inseguono. Noi aiutiamo i colleghi, non li disarmiamo. La cosa che più risulta difficile capire è quale interesse di indagine potesse avere sottoporre all’alcoltest i nostri agenti. In Italia ci saremmo comportati diversamente».
Il Silp e il Siulp hanno anche chiesto chiarimenti al Questore su come siano stati tutelati i colleghi tenuti a Lugano dalla Cantonale, «perché il dubbio è che siano stati lasciati in balia degli svizzeri». «Da oggi in avanti tutto sarà diverso – attacca duramente Paolo Tabacco – I colleghi non erano a Coldrerio a fare una passeggiata e non ci si può comportare in questo modo. Spero che chi ha sbagliato possa pagare. In Italia, di sicuro, una cosa simile non sarebbe mai avvenuta».
E ancora: «Ho sentito amici della polizia giudiziaria svizzera – prosegue il segretario del Siulp – Anche loro sono esterrefatti per quello che è accaduto. Hanno esagerato facendo i “padroni” in un modo inaccettabile. Siamo davvero amareggiati».
«Si sta muovendo il ministero dell’Interno – dice Ernesto Molteni, segretario del Sap – Di certo la cosa che ci preme dire è che in futuro dovrà essere tutelata la dignità del personale della polizia. Il permesso? Non ci sono dubbi, era stato chiesto al Ccpd». E se in Italia è esplosa la polemica, in Svizzera, come detto, è come se nulla fosse successo: «Il caso per noi è chiuso» ha dichiarato il portavoce della polizia ticinese, Renato Pizzolli, alla Rsi. «Si è proceduto ai controlli previsti per verificare la regolarità dello sconfinamento. L’episodio sarà discusso negli incontri fra autorità svizzere e italiane». Parole che fanno infuriare Gianni Tonelli, segretario generale del Sap: «Non possiamo accettare che il caso sia chiuso con questa umiliazione. Chiediamo un sussulto di orgoglio al ministero».

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