Perché vogliamo costruire un nuovo municipio. «L’equazione politica» di Palazzo Cernezzi

Progetto Ticosa

Una «equazione» sta alla base dell’ipotesi di riqualificazione della ex Ticosa che la commissione II di Palazzo Cernezzi discuterà lunedì prossimo.
Un’equazione politica, prima che urbanistica, scolpita a chiarissime lettere – se così possiamo dire – nella prima pagina del masterplan consegnato l’altroieri nelle mani del presidente della commissione, Luca Biondi: l’area di via Grandi è di «proprietà pubblica comunale». Per questo, va verificato in via «prioritaria» il «perseguimento di finalità pubbliche e di pubblica utilità».
La costruzione del nuovo municipio, la realizzazione di 900 posti auto interrati, l’apertura di spazi sociali e aggregativi rientra in queste finalità. Superata per sempre la fascinazione di un intervento privato, la Ticosa diventa il punto di rilancio di una urbanistica interamente pubblica.
Una risposta diretta, anche, e quasi del tutto definitiva, alle tante idee che, negli ultimi tempi, si sono succedute a proposito della grande spianata aperta ai piedi del cimitero monumentale.
A partire dall’hub tecnologico ipotizzato da Officina Como, il gruppo che gravita intorno all’ex presidente della Camera di Commercio, Paolo De Santis.
Le 37 pagine del masterplan sono tutte interessanti. Molte di esse contengono soltanto immagini, i cosiddetti “rendering”, che tanto piacciono ai media, sempre affamati di novità. Ma l’insieme permette di comprendere in modo abbastanza chiaro l’obiettivo finale immaginato da chi oggi governa Como: razionalizzare. Ovvero, eliminare le «criticità» e favorire cambiamenti utili alla città in più direzioni: ambientale, logistico, operativo.
Si legge così nel documento che bisogna ridurre la «frammentazione localizzativa degli uffici a servizio dei cittadini» e ridurre la «dispersione dei servizi offerti in termini di funzionalità e operatività».
E ancora, limitare la «generazione di traffico indotto in centro, esclusivamente per lo svolgimento di attività meramente operative» e abbattere gli «elevati costi di gestione e mantenimento» di Palazzo Cernezzi. Edificio storicamente importante e prestigioso, ma oggi «inadeguato». Sì, perché il masterplan parla proprio di «inadeguatezza degli immobili dove sono insediati gli uffici comunali sotto il profilo qualitativo, funzionale, impiantistico, energetico, strutturale, di spazi a parcheggio». Una «inadeguatezza complessiva delle performance prestazionali che un luogo pubblico deve avere». Qualcosa che, per essere superata, obbligherebbe il capoluogo a «elevati costi di riqualificazione, adeguamento e certificazione».

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