Cronaca

Pesce lariano, affare da un milione di euro

altMa la quantità degli operatori professionisti non potrà superare gli 80 addetti

 

Resiste il pesce persico, al contrario di alborelle, anguille e cavedani, mentre il lavarello o coregone si conferma il re delle acque lariane. È la fotografia che emerge guardando i dati resi noti dalle Province di Como e Lecco sull’andamento del pescato professionale, nell’ultimo decennio, nei bacini di Como e di Mezzola.
La notizia positiva è che, dal 2003 a oggi, il quantitativo di pesce catturato è tendenzialmente stabile, circa 2mila quintali ogni anno, con un valore economico che supera il milione di euro.
«Un’informazione importante per gli operatori del settore, che possono contare su questa certezza – spiega il responsabile Pesca della Provincia

di Como, Carlo Romanò – Siamo una delle poche realtà ad avere oscillazioni così contenute, a differenza del Lago Maggiore».
La sostanziale stabilità dei quantitativi di pesce catturato, inoltre, dimostra che il prelievo è in equilibrio con la risorsa ittica lariana.
In termini assoluti il più presente è il coregone, che comprende sia il lavarello sia la meno conosciuta bondella, con 1.275 quintali di pescato nel 2012. Segue l’agone, nonostante un quantitativo dimezzato rispetto al 2004.
Ultimo posto sul podio ittico lariano per il pregiato pesce persico con 225 quintali catturati l’anno scorso. La vera sorpresa, però, è data dall’exploit del salmerino, pesce simile alla trota capace in due anni di raddoppiare la sua presenza nelle reti.
«Una bella notizia – aggiunge Romanò – perché è una specie eccellente, dal notevole valore gastronomico, che rappresenta un buon indicatore della qualità delle acque».
Tutt’altro che buoni, invece, i dati sulle alborelle tanto che il pescato di questa specie, nel 2011 e nel 2012, è pari a zero.
«I quantitativi sono azzerati perché ne abbiamo vietato la pesca, visto che la specie è in crisi – precisa il responsabile provinciale comasco del settore – Purtroppo, da anni, la sua presenza è ridotta al lumicino. Un vero peccato, perché l’alborella comasca è diversa da quelle che si trovano all’estero, ma anche perché la sua assenza ha portato a una drastica diminuzione di pescatori dilettanti».
Tra le specie in crisi anche il cavedano: in questo caso il pescato si è dimezzato in 10 anni, passando da 86 a 49,6 quintali. In crescita invece il lucioperca, una specie relativamente nuova, quasi inesistente fino a 20 anni fa.
In calo, infine, anche luccio (-87%), trota (-8%) e anguilla (-95%).
«Per le anguille, però – precisa Romanò – il problema non è solo comasco, ma planetario. Parliamo infatti di una specie che rischia l’estinzione».
Per quanto riguarda la mappa del pescato, sulla riva comasca del Lario, le zone più battute sono la Tremezzina e l’Altolago. In provincia di Como, del resto, opera circa il 73% dei 72 pescatori professionisti lariani.
Un numero destinato a non crescere più di tanto visto che le province di Como e Lecco hanno stabilito che il numero di operatori attivi non potrà essere superiore a 80 per non compromettere la stabilità del sistema che, naturalmente, non ha risorse infinite.

Alessandra D’Angiò

Nella foto:
Un pescatore professionista intento a calare le reti sul Lago di Como (Baricci)
10 marzo 2013

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