Pesci predatori e livello delle acque, ecco i veri nemici della fauna ittica

Lago di Como

Il lavarello sempre più insidiato dai pesci predatori e dal livello delle acque del lago. Sono queste le due cause fondamentali che lo stanno portando definitivamente all’estinzione.
E sono queste la ragioni che hanno già decretato la scomparsa pressoché definitiva delle alborelle e il dimezzamento dei cavedani.
Una situazione di emergenza che non può essere silenziata e che ha bisogno di interventi rapidi. Tra i partecipanti alla riunione in Regione e da sempre sostenitore di interventi urgenti per salvaguardare e, soprattutto salvare l’ecosistema lago è William Cavadini, del gruppo Pescatori di Como Alpha. «Solo 5 anni fa una retata nel lago, ovvero un’uscita in barca dal tramonto all’alba, consentiva di rientrare in porto con 100 chili di lavarelli, oggi siamo al massimo a 10 chili. Una situazione drammatica», spiega Cavadini.
Diverse le cause. Innanzitutto la presenza sempre più «devastante di pesci predatori come il pesce siluro e il lucioperca, che fanno razzie. Poi la presenza, sempre maggiore, di predatori anche in arrivo dall’aria: cormorani e svassi contribuiscono a peggiorare l’emergenza», spiega sempre Cavadini. A tutto ciò si aggiunge un altro fattore decisivo: il livello delle acque del lago, che incide in maniera determinante sulla riproduzione dei lavarelli. «Questo perchè se per i pesci che depongono le uova in profondità le variazioni nei livelli delle acque incidono in maniera limitata, invece per i lavarelli l’accoppiamento e la deposizione delle uova avvengono in zone con acque calme e basse». Va detto che l’incubazione dura circa 60 giorni e se in questo periodo le acque del lago si abbassano o si innalzano in maniera non graduale, senza una gestione oculata, si possono creare danni irrimediabili al processo riproduttivo dei pesci causando la morte a migliaia di uova. «Scopo della consulta sarà dunque anche quello di intervenire e fare pressioni su chi gestisce il livello del lago (si tratta del Consorzio dell’Adda, attualmente senza un presidente), per stabilire dei criteri che siano funzionali», spiega Cavadini. Come detto, passaggio fondamentale sarà l’attribuzione dell’incarico, durata presunta un anno, per realizzare un approfondito studio sulla situazione e le condizioni del lago, delle acque e della fauna ittica per capire lo stato dell’arte e poi sulla base di questo documento scientifico ipotizzare possibili soluzioni e interventi mirati. Ma nel frattempo? «Intanto si possono già mettere in essere determinate azioni, come si è discusso con l’assessore Rolfi. E i primi interventi sono già previsti. Si partirà con delle risorse che verranno erogate per risanare le piattaforme utilizzate per far riprodurre e crescere gli avannotti, pesciolini di cui si nutrono i lavarelli, che sono presenti nel lago di Annone», spiega Cavadini.
Un ulteriore investimento riguarderà l’acquisto di una motopompa utile a far passare gli avannotti dagli incubatoi alle piattaforme di Annone prima di essere immessi nel lago di Como».
Situazioni utili, ma che avranno bisogno di interventi più complessi. «Senza escludere, se necessario, anche un eventuale fermo pesca per un certo periodo», chiude William Cavadini.

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