Petazzi: «Per i cinema siamo come il Sud Italia del dopoguerra»

altIl conduttore di “Smart Cities”: «La connettività è fondamentale per il futuro»
(f.bar.) Le immagini evocate per commentare le lacune del territorio sono incisive. «Siamo fermi alla realtà del Sud Italia del dopoguerra. Tutto assolutamente immobile da anni». Le parole sono dell’amministratore delegato di Cinelandia, Paolo Petazzi, che così giudica i risultati dell’indagine del “Sole 24 Ore” sulla “Qualità della vita”.
Uno studio che ha bocciato la provincia di Como sul fronte del tempo libero e dei servizi per i giovani, piazzando il territorio lariano in 92ª posizione su un totale di 107 province d’Italia.

Tra le note dolenti, la scarsità delle sale cinematografiche, presenti soltanto nella misura di 1,67 sale ogni 100mila abitanti. «Sono anni che tutto è paralizzato – dice Petazzi – Siamo inchiodati culturalmente. Intorno a noi la situazione è migliore. Basta fare un esempio: a Varese gli schermi sono 14 e a da noi? Certo, c’è il multisala di Montano Lucino, ma serve l’auto per andarci. Gli under 18 e gli over 65 sono esclusi, giusto per citare un caso. La convalle avrebbe bisogno di un cinema. Ma sono discorsi vecchi che non riescono a trovare uno sbocco. E nel resto della provincia, salvo eccezioni, la situazione non è certamente delle migliori».
Altro versante che penalizza fortemente il Lario è quello relativo all’indice di copertura della banda larga che colloca il territorio al 79° posto. Una mancanza di connettività che, invece, rappresenta un servizio imprescindibile, specialmente per i giovani. «È un tema fondamentale per il futuro. Non solo la provincia di Como è messa male, ma è un problema diffuso in buona parte d’Italia – spiega Maurizio Melis, giornalista scientifico che su Radio 24 conduce una trasmissione dal titolo inequivocabile di “Smart Cities” – La connettività, al pari della copertura della banda larga, rappresenta una questione vitale per crescere e aprirsi al mondo».
Senza considerare che il nostro dovrebbe essere un territorio a forte vocazione turistica e quindi in grado di offrire simili servizi che all’estero sono la prassi. «È un fatto da tenere nella massima considerazione, anche per sforzarsi di colmare il divario esistente – afferma Melis – In certi territori, da anni, si lavora in tal senso. Basti citare l’esempio della riviera romagnola dove è forte l’afflusso degli stranieri. Lì, da anni, anche negli stabilimenti balneari, hanno previsto il wi-fi libero. E invece purtroppo altrove capita ancora di andare in un hotel a 4 stelle e di dover pagare per connettersi alla rete. Incredibile».
Altro aspetto che getta un’ombra sul Lario è la scarsa presenza di bar e ristoranti: 547 ogni 100mila abitanti, dato che colloca Como al 74° posto. Ma su questo dato Giovanni Ciceri, avvocato e presidente dei pubblici esercizi della Confcommercio di Como, non è d’accordo. «Con tutto il rispetto per l’indagine svolta, mi sento però di poter dire che la realtà non è questa – spiega Ciceri – E non mi riferisco solo alla città di Como. L’offerta in tema di locali, ristoranti e bar è ben suddivisa e presente su tutto il territorio».

Nella foto:
Nel Comasco sono poche le sale cinematografiche

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