Peterson e Fontolan, un tuffo agrodolce negli anni Ottanta

Meglio l’ippica
di Paolo Annoni

La scorsa settimana sono all’improvviso tornati d’attualità due personaggi molto diversi, ma entrambi indissolubilmente legati agli anni Ottanta: Dan Peterson e Silvano Fontolan.
Peterson, 75 anni, è head coach dell’Olimpia Milano dove era approdato la prima volta nel 1978. I derby tra Cantù e Milano rimangono nella storia del basket, come l’alternanza tra le due squadre sul tetto d’Italia e d’Europa. Non è che al Pianella Dan fosse molto amato. Ho un ricordo indelebile di un Squibb-Maccabi

Tel Aviv. Peterson è a vedere l’incontro e nell’intervallo taglia tutto il rettangolo di gioco per raggiungere la tribuna. È una gragnuola di fischi con l’aggiunta di qualche monetina che per fortuna non va a bersaglio. E Dan? Lui, inguaribile ottimista sorride e saluta. La Squibb vincerà la partita con gli israeliani e poi la Coppa Campioni, ripetendosi l’anno successivo nella memorabile finale proprio contro Milano. Oggi forse il Pianella non fischia più. Perché il ritorno di Dan ha fatto un gran bene al campionato di basket italiano, che soffre di sudditanza verso la Nba e di carenza di bandiere. È stata e rimane una bandiera del Calcio Como Silvano Fontolan, 250 presenze in azzurro, la fascia di capitano indossata proprio negli anni Ottanta, nelle prime stagioni di serie A. Fontolan, che dopo la consacrazione a Verona e l’addio al calcio giocato nell’Ascoli, ha lavorato per anni molto bene nel settore giovanile di via Sinigaglia, è stato il protagonista di una polemica a distanza con l’attuale board societario. Il presidente Antonio Di Bari sporgerà querela contro l’ex capitano. Tra uomini di sport sarebbe bello se queste cose si risolvessero con le scuse e una pacca sulla spalla.

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