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Piante di marijuana sul balcone. Assolto: «Erano poche e inoffensive»

La piaga della drogaSi è conclusa la vicenda giudiziaria di un 35enne di Luisago

«La coltivazione di piante di marijuana (che per la precisione erano sei, ndr) era talmente modesta che, a prescindere dal fatto che fosse o meno di mero uso personale, la condotta difetta di una apprezzabile potenzialità offensiva».Il fatto è dunque «penalmente irrilevante» e l’imputato per questo motivo «deve essere assolto».Quella appena riportata è la sintesi della motivazione della sentenza che ha portato il giudice delle indagini preliminari di Como a dar ragione alla

difesa in merito a una vicenda che risale al luglio del 2012, quando in un blitz nella casa di un 35enne di Luisago, le forze dell’ordine trovarono in balcone sei piante di marijuana e in più, in un cassetto del mobile dell’abitazione stessa, altri 48 grammi e mezzo della stessa sostanza stupefacente.Motivo per cui era stato aperto in quell’occasione un procedimento penale a carico dell’imputato accusato sia della detenzione dello stupefacente sia della coltivazione della marijuana.La procura, dopo la scelta del rito Abbreviato da parte della difesa – avvocato Davide Brambilla – aveva invocato la pena di due anni di carcere più 6 mila euro di multa, oltre naturalmente alla confisca della marijuana.Ma alla fine, il giudice ha optato per l’assoluzione dell’uomo in quanto, pur essendo verificato che nei vasi sul balcone tenesse piante di marijuana, queste ultime non potevano avere – vista la loro esiguità – una «apprezzabile potenzialità offensiva».In pratica, l’estensione ridotta della piantagione («che non può nemmeno essere definita come tale in senso tecnico», ma al massimo «una messa a dimora in vasi») e la sua struttura organizzata erano tali che non era «potenzialmente idonea a incrementare il mercato».E questo nonostante sia stata appurata «la presenza di un effetto stupefacente della sostanza coltivata». La tesi conclusiva è dunque perentoria, anche se ancora discussa a livello di giurisprudenza: «Le piante di marijuana erano in assenza di altra strumentazione idonea all’innaffiamento, al riscaldamento, all’illuminazione, o comunque finalizzata a favorire la crescita e lo sviluppo della coltivazione».E soprattutto «il numero modesto delle piante e il principio attivo ricavabile sono tutte circostanze che, a prescindere dal fatto che fosse destinata al meso uso personale, consentono di escludere che la condotta nel suo complesso abbia avuto una apprezzabile potenzialità offensiva».Da qui, dunque, l’assoluzione dell’imputato. Accogliendo, tra l’altro, la tesi difensiva che l’avvocato Davide Brambilla aveva sostenuto nella propria memoria presentata al giudice.

M.Pv.

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