Piazza del Popolo, tratto nero che fa discutere. Sull’asfaltatura piovono le critiche degli esperti

Un nero che irrompe, la nuova asfaltatura davanti a Palazzo Terragni completata di recente che ha ricoperto le storiche lastre di cemento, cancellando in poche ore un’immagine storica e caratteristica di una delle zone più note del capoluogo lariano. Un tratto nero che irrompe. E rompe una continuità con il passato.
Almeno a giudicare da voci importanti del dibattito culturale in merito all’architettura del Novecento a Como.
Dopo Carlo Terragni, l’ingegnere comasco che ha commentato negativamente domenica sul “Corriere di Como” l’intervento, ecco Clemente Tajana, già ingegnere capo del Comune di Como, poi docente in accademia ed esperto di beni culturali lariani.
«Passando in auto non tanto, ma in bici a piedi o in moto l’effetto non lascia certo indifferenti – dice l’esperto –

L’atmosfera grigio-bianca dell’epoca di Terragni (la Casa del Fascio è del 1932-1936, ndr) è scomparsa. Sono stato in Comune dal 1970, per anni non abbiamo mai pensato minimamente di asfaltare, si è optato per interventi di manutenzione con lo stesso materiale. Non so dire se sarebbe stato possibile un restauro più ampio, ma un rifacimento con lo stesso materiale cementizio forse sì. Tratti del genere in Germania li fanno ancora. È stato un peccato, quello che ora non si vede più è il tipo di pavimentazione abbastanza irripetibile e tipico degli anni Trenta, sarebbe stato opportuno conservarlo, faceva parte dell’ambiente dell’epoca Razionalista in cui è nata la Casa del fascio, e pertanto l’asfaltatura non la condivido. Anzi, mi meraviglia che la Soprintendenza abbia lasciato fare un intervento simile, nella fascia di rispetto del monumento. Un’opera simile (che è vincolata, ndr) non è certo un fatto isolato, insiste in un ambiente: ha la pavimentazione granitica di pertinenza del sagrato, dove sorge l’alzabandiera, e di fronte a sé questo tratto di strada che si è sempre lasciato in conglomerato cementizio, di ghiaia non finissima».
Altra voce contro è quella di Luca Ambrosini, architetto che da anni segue l’iter dei restauri conservativi di Palazzo Terragni: «Un intervento che non ha senso – commenta – Quel tratto d’asfalto ha tirato una riga perentoria su un’area che magari non è più immediatamente leggibile come era in passato ma che aveva una sua continuità. Così si è rimesso in connessione il sedime di viale Lecco con quello di via Manzoni, spezzando l’identità stessa della piazza. Si tratta di un’area molto delicata, che merita moltissime attenzioni. Mi auguro si riprenda la discussione già aperta anni fa con un concorso di idee bandito dal Comune per la piazza, poi finito nel nulla».
Una buona notizia invece per la stessa Casa del fascio: a settembre dovrebbero partire gli attesi lavori di restauro di serramenti e impianti elettrici.

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