Piazza Garibaldi era il Far West: colpi di pistola e minacce
Cronaca

Piazza Garibaldi era il Far West: colpi di pistola e minacce

Non solo il tentativo di impadronirsi del locale notturno di Cantù in cui lavorava il nipote del boss Muscatello.
Atto che già da solo – scrivono gli inquirenti – aveva l’intenzione di «affermare sul territorio di Cantù la presenza di un sodalizio altrettanto prepotente e sopraffattore con il conseguente assoggettamento della popolazione», in quanto «nessuno prima di allora avrebbe osato provocare disordini» proprio all’interno di quel locale.
Le indagini hanno portato allo scoperto tutta una serie di ulteriori episodi criminali che avevano come epicentro piazza Garibaldi e che testimoniano la volontà dei giovani rampolli della famiglia Morabito di impadronirsi della vita notturna canturina in barba proprio alla famiglia Muscatello.
I pestaggi e le vessazioni – sempre attorno al locale notturno – erano all’ordine del giorno, come pure gli esercenti che chiudevano un occhio di fronte ai conti non pagati per «evitare problemi».
E anche se transitavi in auto alle 5.40 della mattina non potevi stare tranquillo, in centro a Cantù. Come ben spiega quanto accaduto il 25 novembre 2015 a automobilista, scocciato dal fatto che un gruppetto di giovani (in gran parte ora arrestati dall’ordinanza) ostruiva la strada – proprio in pazza Garibaldi – senza farlo passare.
Il litigio comportò l’esplosione di un colpo di pistola che raggiunse la portiera della Bmw nera a un’altezza potenzialmente pericolosa (60 centimetri da terra).
Ma la storia della quotidianità nel centro di Cantù parla anche di un barista che si trovò un proiettile sul tetto dell’auto. E come non ricordare infine che uno degli arrestati, Antonio Manno, è anche il protagonista di un fatto di sangue che avvenne a due passi da piazza Garibaldi? Il 4 agosto 2016 sparò due colpi di fucile a canne mozze all’addome e al volto di un barista “colpevole” – a suo dire – di insidiare la sua ragazza. Un affronto pubblico che il 22enne non poteva sopportare.
Ma le ordinanze di ieri mattina (che sono rientrate in un quadro più ampio di attività che ha portato a 27 custodie cautelari tra cui quella ai “domiciliari” per il sindaco di Seregno Edoardo Mazza) hanno raccontato anche della Brianza canturina come di un mercato della droga, in cui era possibile piazzare oltre 50 chili di cocaina inviando un milione di euro a San Luca (Reggio Calabria).
Il traffico di droga – gestito dagli appartenenti al Locale di Mariano Comense – aveva come base operativa un appartamento di Cabiate, dove venivano custodite anche armi come i kalashnikov.
Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 7.5 chili di cocaina e 400mila euro in contanti.
«Quanto avvenuto ci sconvolge, soprattutto sapendo che questa volta è successo sulla porta di casa – ha commentato ieri in una nota Angelo Orsenigo, segretario provinciale del Pd – Cantù veniva tenuta in scacco dalla criminalità organizzata. Una situazione inaccettabile per chiunque creda nella democrazia e nella legalità. Non resta che attendere il lavoro della Magistratura. Ma nel frattempo non staremo a guardare e spingeremo per un’opera di prevenzione del fenomeno, cominciando dalle scuole, dai più giovani, dagli operatori economici».
M.Pv.

27 settembre 2017

Info Autore

Redazione Corriere di Como

Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


Archivio
ottobre: 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto