Piazza Verdi divide ancora: «Sembra un luogo di passaggio». «No, così è bella e non va toccata»

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La città che cambia
Minghetti: «Più verde ed eventi». Caradonna: «No alle piante»

Le perplessità espresse dall’assessore Daniela Gerosa sull’assetto post-cedro del Libano di piazza Verdi hanno subito acceso il dibattito. Non era difficile immaginarlo, del resto, visto che nel 2009, quando vennero eliminati l’albero stesso e il parcheggio intorno, si scatenarono polemiche di fuoco. In seguito, a dire il vero, i giudizi positivi sullo spazio “liberato” tra il Teatro Sociale, il Duomo e – in prospettiva – l’ex Casa del Fascio, furono in maggioranza positivi. Ma, forse, nel

tempo qualcosa è cambiato.
«Piazza Verdi senza eventi è solo una zona di passaggio. Occorre animarla il più possibile, perché se lo merita». Così, per esempio, si è espressa la presidente dell’As.Li.Co, associazione che gestisce il Teatro Sociale, Barbara Minghetti («Anche se non sono un amministratore pubblico», tiene a precisare).
Per “movimentare” piazza Verdi, comunque, proprio il teatro darà a breve il buon esempio. Il 28 agosto prossimo, il maggior palcoscenico lariano taglierà proprio in piazza Verdi una enorme torta multistrato per festeggiare il suo bicentenario e fare da cerniera tra il successo del festival estivo all’Arena di via Bellini e la stagione “indoor” ormai imminente.
«In primis sono contenta che la piazza ci sia: la differenza tra la vecchia Verdi invasa dalle auto, con l’albero in mezzo e il ristorante chiuso, è abissale – sottolinea la Minghetti – Certo, sarebbe bello animarla il più possibile e in tutti i sensi. Non penso solo ad eventi, ma anche, come ha suggerito l’assessore Daniela Gerosa, ad arredi urbani “verdi” che possano renderla più vivibile anche nella quotidianità. È la classica piazza bella quando è vissuta».
«Non disdegnerei affatto – conclude la presidente di As.Li.Co. – mostre di oggetti d’arte e installazioni come quella che abbiamo realizzato nei mesi scorsi con una grande radio Tivoli o con i “flash mob” che abbiamo organizzato per i “Carmina Burana” di Orff e per il balletto contro la violenza nel mondo. La piazza, così, si dimostra sempre più un fulcro basilare per il centro di Como».
Su una sponda decisamente diversa – più per quanto riguarda eventuali arredi a verde che non per l’utilizzo dello spazio per eventi – è il “papà politico” della piazza Verdi attuale. Ossia, Fulvio Caradonna, che impose la cancellazione del parcheggio e, soprattutto, dopo una battaglia politica incendiaria contro gli ambientalisti, con un blitz all’alba del 12 giugno 2009 fece abbattere il cedro del Libano.
«Mi fa specie che l’attuale amministrazione oscilli tra elogi alla piazza così com’è, quasi ritenendola una propria vittoria – attacca l’ex assessore – e poi, invece, la Gerosa dica che la vede troppo spoglia. Peraltro, ricordo che proprio l’attuale sindaco Mario Lucini, ai tempi, condusse una battaglia ideologica contro l’abbattimento del cedro, sfidando anche le richieste della Soprintendenza». Un punto, questo, sul quale Caradonna fa leva per difendere la piazza come si presenta oggi.
«Il soprintendente Alberto Artioli – ricorda l’ex assessore – aveva detto a me personalmente, mettendolo poi nero su bianco, che in piazza Verdi non si possono mettere piante o altri alberi come vorrebbe la Gerosa. Al massimo, si potrebbe pensare a qualche fiorellino per terra, ma nulla che possa interferire con le prospettive tra Duomo, Teatro Sociale e Casa del Fascio. L’assessore Gerosa farebbe meglio a preoccuparsi del resto della città, che mi sembra in grande declino, piuttosto che pensare a cambiare piazza Verdi».

Nella foto:
Tre visuali di piazza Verdi: in alto a sinistra, lo scorcio verso via Magistri Cumacini; sopra, a destra, il grande spazio che si apre di fronte al Sociale; accanto, la vista verso piazza Roma (foto Fkd)

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