Picchiato e sequestrato: patteggiano in cinque

Caserma dei carabinieri di Lurate Caccivio

Cinque patteggiamenti, con pene comprese tra un minimo di 3 anni e quattro mesi (per due donne di 30 e 36 anni, la prima originaria di Cantù la seconda residente ad Appiano Gentile) e un massimo di 5 anni per i due compagni delle signore, ovvero un italiano di 52 anni e un marocchino di 30. Patteggiamento infine anche per un secondo marocchino, di 35 anni, che ha raggiunto un accordo sulla pena quantificato in 4 anni e 4 mesi. Patteggiamenti che sono stati ratificati dal giudice dell’udienza preliminare di Monza. Sul tavolo del Tribunale brianzolo era finito un fatto di violenza, con contestazioni di tentato omicidio, sequestro di persona e rapina, avvenuto il 28 settembre 2019 tra Lentate sul Seveso, Villa Guardia e Montano Lucino. Vittima dei cinque un artigiano del legno di Lentate sul Seveso, attirato con l’inganno – con la richiesta di un preventivo per una parete in legno – nel parcheggio del Bennet di Lentate Sul Seveso.
Poi, mentre incontrava la donna che l’aveva contattato, il falegname – secondo quanto ricostruito dai carabinieri – sarebbe stato colpito alle spalle con la chiave a pipa che serve per smontare i bulloni delle ruote delle auto. La vittima, sarebbe infine stato caricato in macchina con la forza, tenuto al “guinzaglio” con una cintura per pantaloni avvolta al collo e trasportato in un’area appartata nei pressi del cimitero di Villa Guardia dove sarebbe stato abbandonato mezzo nudo, senza una scarpa e privo di sensi. L’uomo, ripresosi, riuscì però a trascinarsi fino al kartodromo di Montano Lucino, dove chiese aiuto. Soccorso sul posto, fu trasportato e ricoverato in gravi condizioni (codice rosso) all’ospedale Sant’Anna di San Fermo.
Per quel brutale pestaggio, i carabinieri di Lurate Caccivio eseguirono cinque ordinanze di custodia cautelare, tre in carcere e due ai domiciliari.
Le accuse parlavano già all’epoca di tentato omicidio, sequestro di persona ma anche di rapina, visto che la vittima si trovò anche senza il proprio cellulare di marca Apple.
Nei guai erano finite due coppie, una di Novara (un uomo di Castelletto Ticino e la moglie originaria di Cantù) e una di Appiano Gentile (lei 36 anni, lui marocchino di 30), più un secondo marocchino di 35 anni irregolare in Italia.
Le indagini dei carabinieri di Lurate Caccivio, nella foto, partirono la sera stessa dei fatti, dopo l’allarme giunto dall’ospedale Sant’Anna in cui si trovava un uomo picchiato con un corpo contundente al capo (che poi risulterà essere una pesante chiave a pipa) e con calci e pugni. La vittima, che fu ricoverata in prognosi riservata (fu dimessa solo dopo un paio di settimane di cure) raccontò di aver ricevuto la richiesta di un preventivo per un lavoro in legno, ma che quando si presentò nel parcheggio scelto come punto di incontro per parlare con i clienti (attirato da una donna) fu colpito alle spalle.
L’uomo tuttavia ebbe modo di riconoscere la donna che l’aveva chiamato, da cui si era già recato in precedenza a Castelletto Ticino (in provincia di Novara) per un altro preventivo, un lavoro relativo a un armadio e a un mobiletto per la tv. L’ipotesi investigativa ha seguito questa via, sostenendo che la coppia piemontese abbia inteso far pagare al falegname quella che ritenevano essere una tentata truffa.
Al momento del primo preventivo infatti, l’artigiano ricevette 500 euro di anticipo per un lavoro da 2.700 euro, soldi che tuttavia gli furono chiesti indietro poco dopo perché il marito non intendeva più eseguire il lavoro di falegnameria. L’artigiano sostenne però di averli riconsegnati, quei 500 euro. Rimase il fatto che questa «stridente sproporzione tra il movente emerso e il progetto omicidiario che ne è derivato», scriveva il gip, rimase l’assurdo antefatto di quanto poi avvenuto tra Lentate sul Seveso, Villa Guardia e Montano Lucino la sera del 28 settembre.
I carabinieri hanno anche attribuito i ruoli: le due donne si sarebbero prestate ad attirare l’artigiano nella trappola) mentre i tre uomini avrebbero poi portato a termine il pestaggio e il sequestro di persona.
Gli indagati sono stati assistiti dagli avvocati Paolo Camporini, Daniela Danieli e Giuseppe Sassi.

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