Piero Caldirola, scienziato orgoglioso di essere comasco

altMemorie lariane
di Renzo Romano

Ciondolavo ieri mattina dalle parti dei giardini per godermi “quel cielo di Lombardia così bello quand’è bello, così splendido, così in pace”… Mi perdoni il nostro grande don Lisander, alias il Manzoni, se “copio e incollo” le parole con le quali Renzo, in fuga in barca sull’Adda verso Bergamo, descrive l’alba nascente, ma sono innamorato di questa felicissima espressione.
Una coppia di non più giovani turisti stranieri, forse olandesi, era ferma davanti alla diga foranea, ovvero

alla bellissima passeggiata pedonale che si insinua nel lago in un paesaggio da favola. In un’italiano stentato, la signora si è rivolta a me per chiedermi chi fosse quel “Piero Caldirola” a cui è dedicata la diga.
Le parole della, forse, olandese curiosa mi hanno magicamente riportato a un mattino di trent’anni fa, in quel di Villa Olmo, sede del Centro di Cultura Scientifica “Alessandro Volta”.
Io, giovane e sprovveduto cronista, dovevo incontrare il professor Piero Caldirola, uno dei fondatori del Centro Volta, illustre scienziato comasco…
Ero non poco turbato e preoccupato, anche per l’esperienza non proprio felicissima di un’intervista che, poco tempo prima, avevo fatto a un altro grande scienziato di fama mondiale, il fisico Antonino Zichichi, personaggio “incantatore” per il modo con cui sapeva parlare di scienza. Questi, famoso anche per le sue frequenti apparizioni alla televisione, aveva tenuto una conferenza al salone della parrocchia di Sant’Eusebio, in via Volta, e io, bontà sua, avevo avuto la fortunata opportunità di intervistarlo. Il mio entusiasmo per lo scienziato in quel frangente non ha cancellato del tutto la sensazione che il personaggio prevalesse sull’uomo… ma di questo incontro mi propongo di scrivere in un’altra occasione.
Rieccomi, dunque, al professor Piero Caldirola. Armato del mio nuovissimo miniregistratore e anche del solito taccuino a prova di pile che si esauriscono nei momenti meno opportuni, mi appresto a entrare a Villa Olmo. Il professor Caldirola mi vede spaesato e incerto, e forse per la mia titubanza, quasi imbranataggine, si avvicina e… e poi é colloquio piacevole, ricco, divertente, amichevole, serio, emozionante.
Si rivela convinto comasco “doc” il professore: «Ovunque vada nel mondo, tutti sanno che sono di Como; tengo moltissimo a dirlo perché sono legato alla mia città. Qui sono nato e ho vissuto parecchi anni della mia vita; abitavo in via Monti, proprio vicino alla chiesa: mia madre era molto religiosa, mio padre era un artigiano, si occupava di mobili di ferro. Ho iniziato i miei studi alle elementari di via Brambilla per finire al liceo scientifico Paolo Giovio, allora in via Rezia».
Mi si permetta un sussulto di orgoglio. Anch’io ho frequentato l’amatissimo Giovio molto tempo dopo con risultati decisamente più modesti… Di quegli anni, tuttavia, mi piace ricordare un altro grandissimo comasco, mio quasi compagno di classe, il professor Marco Somalvico, uno dei “pionieri” riconosciuti a livello mondiale negli studi sull’intelligenza artificiale. Anche di questo indimenticato concittadino, ex alunno del Giovio, mi riprometto di scrivere.
Il professor Caldirola non nasconde la soddisfazione e il compiacimento di avere dato moltissimo alla scienza, come testimoniano i numerosi riconoscimenti che hanno premiato le sue innumerevoli attività. Confessa che da giovanissimo sognava di diventare famoso come il suo grande concittadino “Alessandro Volta” e di essere ricordato, lo dice ridendo, con una statua, una strada o una piazza a lui dedicata…
Il suo sogno, la sua ambizione, si sono realizzati. La vicinanza al Tempio Voltiano della passeggiata dedicata al professor Caldirola, forse casuale nelle intenzioni degli amministratori, è felice combinazione del cielo che accomuna il contributo allo sviluppo della scienza dato dai due fisici comaschi.
Il suo sogno si è realizzato. I due, forse curiosi olandesi, e magari anche alcuni nostri concittadini meno attenti al ricordo delle eccellenze nostrane nella storia della scienza, oltre il celeberrimo inventore della pila, mi hanno permesso di ricordare il professor Piero Caldirola. Non solo scienziato, il nostro non ha mai nascosto la sua grande passione per l’arte e, in particolare, per la pittura astratta: «Ho avuto il primo incontro con l’astrattismo assai giovane a Como; erano gli anni in cui stava nascendo l’astrattismo comasco, quello di Aldo Galli per intenderci. L’evoluzione della scienza, intesa come tentativo di dare un’immagine del mondo, ha molti punti in comune con l’evoluzione dell’arte e quindi sono parecchie le affinità tra le problematiche della scienza e quelle dell’arte moderna».
Sono queste pallide tracce di Piero Caldirola, fisico comasco, sollecitate da due turisti, forse olandesi, incantati dalle irresistibili lusinghe del lago e incuriositi da quel nome tutto nostro – “Piero Caldirola” – che nel lago si insinuano sotto “quel cielo di Lombardia così bello quand’è bello, così splendido, così in pace”.

Renzo romano

Nella foto:
In primo piano, con gli occhiali, il professor Piero Caldirola, insigne fisico comasco; accanto a lui, il pittore Aldo Galli, anch’egli comasco

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1 Commento

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    Donata Caldirola , 21 Gennaio 2018 @ 11:58

    La ringrazio, anche se in ritardo dell’articolo scritto su mio padre Piero Caldirola. È stato un papà meraviglioso un uomo di indiscussa intelligenza ma persona semplice , discreta ed altruista. Qualità che mi ha trasmesso e che spero di avere insegnato a mio figlio Piero, ma soprattutto mi ha insegnato la dolcezza di un sorriso.

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