Piero Cassano è critico. «L’edizione di quest’anno? per me è da rottamare»

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Piero Cassano dei Matia Bazar è “sponsor” dei lariani Gatto Panceri e Sulutumana

Piero Cassano è un autentico decano della Città dei Fiori. Un grande musicista dotato di una umiltà davvero spiazzante in questo mondo, se consideriamo che nella sue qualità tra interprete, autore e produttore ha partecipato a 28 edizioni di Sanremo. «Lascio che sia lei a dirlo, ma è proprio così, sono tanti. Le vittorie che più mi appartengono sono quelle con i Matia Bazar nel ’78 con E dirsi ciao e nel 2002, 24 anni dopo con Messaggio d’amore, senza scordare il terzo posto del 2001 con

Questa nostra grande storia d’amore.
Si dimentica di quando lo fece vincere a Eros Ramazzotti, lariano di adozione quando era sposato con Michelle Hunziker?
«No, non lo dimentico. Era il 1986, Adesso tu fu un successo incredibile. Ma anche l’anno prima, sempre con Eros, pur non andando bene a Sanremo, Una storia importante vendette solo in Francia un milione e mezzo di copie».
Le sue musiche hanno fatto la storia della canzone italiana.
«La ringrazio. Ho tanti bei ricordi, come quello con Anna Oxa di Quando nasce un amore nell’88 o Solo tu dei Matia Bazar che nel 1977 rimase per 13 settimane di fila in testa alle classifiche di vendita. È un brano che ancora oggi ci chiedono di utilizzare per campagne pubblicitarie, abbiamo appena firmato un contratto in Spagna. Un anno per Sanremo scrissi anche la sigla che cantò Mina, Rose su rose, voluta dal patron Ravera. Al Festival portai anche il lariano Gatto Panceri alla sua prima esperienza e i Kim and The Cadillacs».
Le piacerebbe tornare con i Sulutumana?
«Magari! Io sono un loro fan e un timido tentativo l’ho fatto anche quest’anno. Sarebbe un sogno e non è detto che non succeda il prossimo anno. Intanto la prossima settimana saranno lì per alcuni show case dopo la bella esperienza a Cannes».
Ma dell’edizione di quest’anno del Festival di Sanremo cosa pensa?
«Penso che l’industria discografica italiana sia da rottamare. Escono solo prodotti usa e getta e si è perso completamente il gusto per la melodia italiana. Un brano come Vacanze romane dei Matia, senza vincere Sanremo, tutti lo ricordano, ha fissato un’epoca senza mai spegnersi. Le canzoni dello scorso anno, invece, le abbiamo già dimenticate tutte. Poi ricordiamo che senza grandi autori non ci saranno mai grandi interpreti, la voce non basta».

M. Prat.

Nella foto:
I Matia Bazar, autentici stakanovisti del festival

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