Pietre e misteri

Como 29 marzo 2010, manica lunga della basilica di Sant'Abbondio dove è stato rinvenuto un sarcofago durante gli scavi

SCOPERTE ARCHEOLOGICHE Il sarcofago di epoca romana senza coperchio rinvenuto a Sant’Abbondio solleva numerosi quesiti

Dove è stato trovato, e dove sarà ricollocato al termine dei lavori, nel tratto seicentesco che poggia su basi quasi sicuramente più antiche (i grandi plinti e le lesene sottostanti sollevano più di un interrogativo), il progetto attualmente in via di realizzazione (entro il 2011) prevede un open space.
Ma è tutto da studiare il mistero del sarcofago di epoca romana senza coperchio rinvenuto di recente durante gli scavi preliminari, propedeutici all’avvio dell’intervento per

la riqualificazione dell’edificio “Manica lunga” nel compendio di Sant’Abbondio, tra il Chiostro e la chiesetta dei Santi Cosma e Damiano. Un edificio che, una volta ristrutturato, ospiterà gli studi per i docenti della facoltà di Giurisprudenza dell’Università dell’Insubria. La scoperta non implicherà stop al cantiere.
Di certo sul sarcofago si sa poco, ma le ipotesi sul tavolo degli esperti (in primis la Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia) sono affascinanti. C’è chi ventila, ma la pista è tutta da battere, che il sarcofago corrisponda a una lastra marmorea che faceva parte della collezione cinquecentesca di Paolo Giovio, conservata nella sezione romana del Museo Giovio di Como.
Ma, dispute archeologiche a parte, in primo luogo ci si chiede più banalmente chi sia stato l’occupante del sarcofago, che è un grande blocco di granito molto ruvido, quasi un ghiandone. Molto ci si aspetta, anche se le condizioni del reperto non sono ideali, dalle iscrizioni (sarebbero due, una sul lato lungo e una sul lato corto) leggibili sul sarcofago stesso. Presenza rara, secondo qualche studioso. Certo tutta da interpretare. Cosa che dovrebbe essere possibile dalla prossima settimana, quando il sarcofago sarà liberato dal telo di plastica che l’avvolge e sarà sottoposto a una prima pulizia da parte dei responsabili del cantiere.
Ma che ci fa un sarcofago in quel luogo? E per di più al centro di una grande stanza, in una zona strategica? In effetti tutta la zona dell’attuale scalo ferroviario di Como, da San Carpoforo (che era un antico tempio consacrato a Mercurio, il dio di mercanti e ladri) alla stazione di San Giovanni, era in epoca romana una immensa necropoli. Accanto alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano sono state trovate tombe longobarde. Ed era uso allineare sepolture monumentali ad ostentare l’opulenza della famiglia dei sepolti lungo le vie principali, come fu all’epoca la Regina che era l’agevole via di comunicazione tra Nord e Sud d’Europa. Non è un caso se Cesare fondò proprio a Como una colonia. Il lungimirante statista ebbe chiaro sempre il ruolo strategico del Lario come via di comunicazione da Milano alle Rezie. Il sarcofago secondo la Soprintendenza è però stato adibito ad altri usi dopo quello originario, e quindi la sua collocazione attuale potrebbe non essere un indizio probante. Peraltro la facciata della stessa Sant’Abbondio è piena di recuperi: i Magistri Cumacini costruirono la basilica in pietra moltrasina, ma graniti e marmi di Musso sono pezzi romani recuperati. D’altronde è interessante anche la grande vasca di 6 metri per 7 con cocci incisi e decorati scoperta accanto al sarcofago, una cui parte sembrerebbe uscire dal perimetro dell’edificio, tanto da suggerire ulteriori scavi.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Sopra, la “Manica lunga”. A sinistra, il cantiere (Baricci)

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